Osteoporosi e stili di vita

A cura di
Massimiliano Noseda
Medico, Specialista in Medicina fisica e riabilitazione, Specialista in Igiene e medicina preventiva
Docente universitario
www.fisiatra-visitafisiatrica-milano-como.it
massimiliano.noseda@tin.it

Il punto di vista medico specialistico

Secondo il Ministero della salute italiano attualmente sono circa 5 milioni le persone affette da osteoporosi. Si tratta di uno stato di fragilità delle ossa, conseguente a un’alterazione qualitativa e quantitativa della mineralizzazione, che se non diagnosticato e trattato in tempo può rimanere asintomatico anche per molti anni e manifestarsi improvvisamente con la frattura spontanea o successiva anche a traumi molto modesti.

Vediamo quindi cosa possiamo fare concretamente per mantenere in buona salute le nostre ossa.Tale evento si traduce per molti anziani in una perdita di autonomia e grava sulla società con costi sanitari non indifferenti e stimabili intorno ai 13 miliardi l’anno. Fortunatamente si sa anche che il 70% delle fratture si può prevenire correggendo gli stili di vita e assumendo, dove indicato, farmaci antifratturativi come ad esempio i difosfonati, che costituiscono oggi la terapia più utilizzata in assoluto, il denosumab, un anticorpo monoclonale, o la teriparatide, un analogo sintetico di un frammento dell’ormone paratiroideo.

IL METABOLISMO OSSEO 
E I PRINCIPALI FATTORI  CHE LO INFLUENZANO

L’osso è un tessuto vitale che si rinnova continuamente grazie all’interazione tra osteoclasti, che riassorbono l’osso più vecchio, e osteoblasti che lo rinnovano nel tempo. Solitamente il picco di massa ossea, dovuto alla prevalenza dell’attività osteoblastica, si raggiunge intorno ai 25 anni di età. In seguito l’attività di riassorbimento e di ricostruzione si equivale fino ai 50 anni circa, età in cui inizia invece a diventare prevalente il riassorbimento per una maggior attività osteoclastica.

Diversi sono però i fattori che possono influenzare positivamente o negativamente il metabolismo osseo basale. Tra questi di certo ha un certo peso la famigliarità: avere un genitore o un nonno affetto da osteoporosi rappresenta un primo elemento di rischio da considerare. Anche essere di genere femminile costituisce un motivo di potenziale svantaggio in quanto la menopausa, ovvero la perdita della protezione estrogenica sull’osso stesso, è di certo un fattore di rischio rispetto al genere maschile nel quale il declino della produzione ormonale sessuale, ovvero degli androgeni, è più lenta e graduale nel tempo. Da ciò deriva che una menopausa precoce ma anche un menarca tardivo o periodi prolungati di amenorrea possono influenzare negativamente il patrimonio osseo di una donna. Possono poi incidere negativamente sulla qualità ossea anche molte patologie intestinali, come la celiachia, il morbo di Crohn o altre cause di malassorbimento intestinale; malattie endocrine, come la sindrome di Cushing o l’acromegalia; malattie metaboliche, come il diabete, o reumatologiche, come l’artrite reumatoide. Infine, il metabolismo osseo può rallentare ed essere alterato anche come effetto collaterale conseguente all’assunzione di alcuni farmaci come ad esempio gli agonisti del GnRh impiegati nella cura dell’endometriosi e del tumore della prostata, gli inibitori dell’aromatasi assunti in seguito a tumore della mammella, la levotiroxina utilizzata per la terapia dell’ipotiroidismo, gli anticonvulsivanti come fentoina e carbamazepina usati in caso di epilessia, i fluidificanti del sangue come l’eparina, e i corticosteroidi. In tutti questi casi l’esecuzione di specifici esami ematici e urinari del metabolismo osseo in aggiunta alla mineralometria ossea computerizzata (MOC) devono essere considerati ed eventualmente prescritti precocemente per diagnosticare tempestivamente una possibile e iniziale demineralizzazione ossea.

STILI DI VITA: ATTENZIONE A FUMO, ALCOL, CAFFÈ  E STRESS

Anche gli stili di vita possono però influenzare positivamente o negativamente il metabolismo osseo. Andrebbe pertanto evitato il fumo di sigaretta e ridotta a un massimo di due bicchieri al giorno l’assunzione di vino o birra. Anche il caffè non andrebbe consumato in dosi superiori alle tre tazzine al giorno in quanto la caffeina in eccesso può favorire un’indesiderata eliminazione urinaria di calcio. È bene infine cercare di evitare il più possibile tensioni e stress emotivi in ambito famigliare e lavorativo: la produzione ormonale di cortisolo endogeno influisce infatti negativamente sulla qualità dell’osso inibendo parzialmente il suo rinnovo.

MOVIMENTO ALL’ARIA APERTA

Va consigliata un’attività motoria quotidiana: per la prevenzione e la terapia dell’osteoporosi sono da preferire attività in carico naturale o con pesi leggeri, sia proposte aerobiche come il cammino, la bicicletta o il ballo, sia ginnastica anaerobica con esercizi a corpo libero o con pesi leggeri. È opportuno poi ricordare che il movimento quotidiano e continuativo induce il rilascio di irisina, un ormone in grado di aumentare massa, struttura, forza e resistenza delle ossa lunghe che sono proprio quelle indebolite da una possibile osteoporosi.
Da limitare, o comunque da valutare caso per caso, dovrebbero essere invece tutte quelle attività che hanno alla base il salto e il contatto con altre persone per il maggior rischio di caduta associato.

Inoltre, se possibile, sarebbe bene sfruttare ambienti all’aria aperta per fare movimento ad ogni età. Questo in quanto parte del fabbisogno di vitamina D viene soddisfatto direttamente dal corpo umano attraverso la produzione cutanea di tale micronutriente a partire dal colesterolo endogeno mediante esposizione alla luce solare. Praticamente sono sufficienti 20-30 minuti al giorno, lasciando al sole anche solamente i quattro arti, da programmare nelle ore centrali della giornata nel periodo invernale, e nei momenti più freschi in estate, ovvero in prima mattina o nel tardo pomeriggio.

MANGIARE MEGLIO

Un adeguato consumo di calcio e vitamina D è fondamentale per il benessere del nostro scheletro.

Il calcio in particolare deve essere assunto alla dose di circa 1 grammo in età adulta, quantità che andrebbe aumentata a 1,2 grammi negli stati di aumentato fabbisogno come la crescita o la gravidanza. Latte e latticini costituiscono la fonte alimentare privilegiata di tale micronutriente. In caso di intolleranza al lattosio è bene ricordare che oggi in commercio esistono diversi prodotti privi di tale zucchero, ma anche alimenti alternativi a base di soia, come il tofu, arricchiti in calcio.
Il latte parzialmente scremato costituisce un buon compromesso tra i benefici di tale alimento e un ridotto apporto di grassi ricercato soprattutto dai soggetti affetti da ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia.
Alcune acque minerali sono poi particolarmente ricche di tale micronutriente e pertanto dovrebbero essere valutate sia nel soggetto in fase di crescita sia per la prevenzione e la terapia dell’osteoporosi.
Anche se in quantità minori il calcio è infine contenuto in alcuni pesci come gamberi, calamari, alici e sardine, ma anche in vegetali come rucola, cicoria, ceci e fagioli secchi (Tabella 1).

Alimento

Calcio (mg/100 g)

Cioccolato al latte 262
Crescenza 557
Emmenthal 1145
Farina di soia 210
Fontina 870
Gorgonzola 401
Groviera 1123
Latte di bufala 198
Latte di mucca intero 119
Latte di mucca parzialmente scremato 120
Latte di mucca magro 121
Latte di pecora 180
Mandorle dolci secche 240
Mozzarella di bufala 210
Parmigiano 1159
Pecorino 607
Pepe nero 430
Ricotta di bufala 340
Ricotta di mucca 296
Rucola 309
Scamorza 512
Sgombro in salamoia 185
Spinaci surgelati

170

Taleggio 433
Yogurt intero 111

Tab. 1 – Contenuto di calcio in alcuni alimenti

 

Per ciò che concerne invece la vitamina D, fondamentale per ottimizzare sia l’assorbimento intestinale sia il deposito osseo di calcio, il nostro organismo è in grado di sintetizzarne una parte mediante esposizione agli ultravioletti, ma non è sufficiente per soddisfare il fabbisogno giornaliero. È necessaria quindi un’integrazione alimentare. Ne sono particolarmente ricchi il latte e i suoi derivati ma anche alcuni pesci grassi come il salmone, lo sgombro, l’anguilla, la carpa e il tonno. I funghi costituiscono una delle poche fonti vegetali di vitamina D, mentre tra le carni ne è particolarmente ricco il fegato. L’olio di fegato di merluzzo, proprio per la sua abbondanza di vitamina D, veniva somministrato nel secolo scorso ai bambini per la cura del rachitismo, altra patologia del metabolismo osseo tipica però dell’età evolutiva (Tabella 2).

 

Alimento Vitamina D (µg/100 g)
Acciughe o alici 11,0
Aringa 19,0
Carne magra di vitello 1,3
Carpa 10,6
Funghi porcini  3,1
Luccio 10,6
Pesce spada 11,0
Salmone 8,0
Sarda 4,5
Suino, fegato 1,7
Tonno 16,3
Tonno sott’olio sgocciolato 4,9
Trota 10,6
Uovo di gallina, tuorlo 4,9
Uovo intero di gallina 1,8

Tab. 2 – Contenuto di vitamina D in alcuni alimenti

Costituiscono poi un possibile fattore di rischio per l’osteoporosi le diete iperproteiche a causa dell’acidificazione indotta dal metabolismo delle proteine, dovuta sia alla maggior produzione sia all’accumulo di acido urico. Allo stesso tempo, tuttavia, è bene ricordare che le proteine servono all’organismo non solo per mantenere in buono stato i muscoli e quindi per trasmettere un adeguato stimolo meccanico all’osso, ma anche per produrre l’IGF-1 (insulin like growth factor-1), un ormone peptidico in grado di stimolare nuovo tessuto osseo. Pertanto, diete ipoproteiche o sbilanciate – come mode vegane, “fai da te” o lunghi periodi di digiuno – possono costituire importanti fattori di rischio spesso poco considerati per l’osteoporosi.

È infine opportuno limitare l’assunzione di sodio a un cucchiaino da tè al giorno e quindi ridurre il consumo di alimenti ricchi in tale micronutriente (affettati, prodotti in scatola, olive e patatine) poiché l’eccesso di sodio nel nostro organismo determina un aumento dell’eliminazione di calcio attraverso le urine impoverendo così progressivamente l’osso.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

L’osteoporosi è uno stato di fragilità ossea conseguente a fattori sia genetici sia ambientali. La miriade di elementi che possono influenzarla positivamente e negativamente richiede una consulenza medica personalizzata al fine non solo di stimare il rischio individuale di svilupparla nel tempo, ma anche per stimolare una collaborazione attiva e quotidiana del paziente volta ad adottare stili di vita virtuosi in grado di modificare favorevolmente le sue abitudini motorie ed alimentari. Tuttavia, tale intervento educativo non andrebbe effettuato solo su soggetti che già hanno sviluppato un’osteoporosi e che sono in terapia farmacologica antifratturativa, ma anche nella popolazione generale a scopo preventivo in modo da ottimizzare il raggiungimento di un buon picco di massa ossea e il suo mantenimento nel tempo.

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