Osteoporosi e sanità pubblica

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INTERVISTA A MASSIMILIANO NOSEDA

Abbiamo chiesto al Prof. Massimiliano Noseda (medico specialista in Medicina fisica e riabilitazione, specialista in Igiene e medicina preventiva, Docente universitario), di spiegarci in modo semplice l’esordio, la diagnosi, la cura e le complicanze dell’osteoporosi, ma soprattutto come attuare una prevenzione efficace. Una popolazione sempre più anziana comporta un maggior numero di pazienti con osteoporosi. È importante quindi che la Sanità pubblica adotti tutte le misure per contrastare e rallentare la sua comparsa.

 

Cosa è l’osteoporosi?

Molto semplicemente l’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da un deterioramento della microstruttura trabecolare ossea e quindi da una diminuzione della massa ossea, che rende l’osso stesso progressivamente più fragile ed esposto a fratture.

Come si manifesta?

Purtroppo sovente l’osteoporosi non dà alcun sintomo premonitore e si manifesta improvvisamente con la sua complicanza che è la frattura, spesso conseguente a caduta accidentale o a traumi di entità molto modesta. Da qui l’importanza di effettuare una diagnosi precoce e di impostare un trattamento preventivo che rallenti l’evoluzione naturale della malattia. Solo in pochi casi l’osteoporosi si associa a dolore, differente da quello artrosico che può coesistere nel soggetto anziano; a differenza infatti di quest’ultimo che compare nelle sedi colpite dalla malattia soprattutto al mattino o dopo periodi di immobilità prolungata, il dolore osteoporotico si presenta soprattutto al rachide dopo stazione eretta prolungata e tende a regredire sdraiandosi.

Quali sono le sedi colpite più frequentemente?

La frattura osteoporotica si manifesta più frequentemente in sede lombare, al collo del femore e al polso. Soprattutto la frattura del femore – oltre a rappresentare un costo sociale rilevante per l’intervento chirurgico e la relativa ospedalizzazione – spesso si traduce nella persona anziana in un peggioramento significativo della qualità della vita, in una diminuzione dell’autonomia e una progressiva dipendenza da terzi nelle attività della vita quotidiana.

I numeri dell’osteoporosi in Italia

In Italia, il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi e questi numeri sono in continua crescita, soprattutto in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita.
Si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5 milioni di persone, di cui l’80% sono donne in post menopausa.
Le fratture da fragilità per osteoporosi hanno rilevanti conseguenze, sia in termini di mortalità che di disabilità motoria, con elevati costi sia sanitari sia sociali. Nel 20% dei casi si ha la perdita definitiva della capacità di camminare autonomamente e solo il 30-40% dei soggetti torna alle condizioni precedenti la frattura.
(Fonte: www.salute.gov.it)

È possibile effettuare una diagnosi precoce?

L’esame specifico per valutare l’osteoporosi è la mineralometria ossea computerizzata (MOC) che si effettua di solito al rachide e al femore. A volte una radiografia standard, eseguita per altri motivi, mostra una radiotrasparenza ossea che deve indurre il medico al sospetto di osteoporosi e a prescrivere quindi una MOC e altri esami di laboratorio, sia ematici che urinari.

Chi dovrebbe eseguire la MOC?

Sicuramente i soggetti oltre i 65 anni di genere femminile, come anche le persone con più fattori di rischio come ad esempio terapie cortisoniche prolungate e donne in menopausa precoce, individui con storia famigliare di fratture osteoporotiche, soggetti con altre patologie croniche come l’artrite reumatoide o altre connettiviti. Tale elenco è puramente esemplificativo dei principali fattori di rischio e non sostitutivo di un’accurata anamnesi che solo un medico esperto potrà effettuare in sede di visita.

Quali sono i cardini della prevenzione dell’osteoporosi?

Oltre ad una diagnosi precoce, la salute delle ossa può essere ottimizzata a ogni età con una moderata ma quotidiana attività motoria generica come il cammino, la corsa leggera, la bicicletta o il nuoto, o specifica come un programma impostato da un qualificato personal trainer di esercizi a corpo libero o con pesi leggeri; con un’assunzione regolare di calcio attraverso alimenti come il latte, i latticini e alcune acque minerali che ne sono molto ricche, e con una dose supplementare di vitamina D,
parte della quale il nostro organismo è in grado di produrre autonomamente con l’esposizione al sole o di reperire in alcuni cibi come la carne o il pesce. Questo è il motivo per cui in passato veniva dato l’olio di fegato di merluzzo ai soggetti con patologie ossee.

Gli integratori sono utili?

La loro utilità è da valutarsi caso per caso. La reale necessità di un integratore dovrebbe essere considerata solo dopo un accurato consulto medico ed eventuali esami di laboratorio, ematici o urinari, in quanto a volte la sola dieta è di per sé sufficiente ad apportare una quantità adeguata di microelementi oppure il soggetto può necessitare di dosi maggiori di calcio, vitamina D o di entrambi. Non è infrequente, infatti, imbattersi in soggetti in carenza cronica di calcio o vitamina D nonostante stiano assumendo un integratore perché la dose standard è per loro insufficiente.

Ci sono farmaci utili a rallentare l’impoverimento dell’osso nel soggetto con osteoporosi?

Sì. A seconda del caso specifico, della gravità dell’osteoporosi, di eventuali patologie associate e della tolleranza individuale, il medico valuterà l’impiego di difosfonati, ranelato di stronzio, estrogeni o teriparatide. È importante sottolineare che la buona riuscita della terapia richiede la costanza del paziente nell’assumere il farmaco prescritto nei modi, nei tempi e per tutto il periodo consigliato.

Cosa è opportuno fare in caso di frattura?

Dopo un’iniziale valutazione ortopedica finalizzata al trattamento della fase acuta, è bene affidarsi alle cure di un qualificato medico fisiatra e ad équipe di esperti fisioterapisti, in modo da limitare al minimo il tempo di allettamento e le sue possibili complicanze ed intraprendere un solerte percorso riabilitativo volto a recuperare la funzionalità persa e contenere le conseguenze sul piano motorio che potrebbero limitare nel tempo il soggetto e renderlo dipendente da terzi.

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