Impingement femoro-acetabolare (FAI) – Esempi di Esercizi

Questo articolo presenta degli esercizi pratici per l’impingement femoro-acetabolare; la prima parte dell’articolo lo trovi a questo link.

TRATTAMENTO CONSERVATIVO
NELL’IMPINGEMENT FEMORO-ACETABOLARE (FAI)

La gestione dell’Impingement femoro-acetabolare (FAI) è soprattutto chirurgica, in quanto il trattamento conservativo presenta deboli evidenze di efficacia in letteratura. Quest’ultimo riguarda soprattutto l’intervento educazionale, l’esercizio terapeutico e tecniche di terapia manuale.
Il paziente deve essere educato a modificare attività e gesti atletici provocativi; evitare movimenti estremi di flessione ed intrarotazione dell’anca e la posizione seduta protratta; assumere una terapia medica a base di antinfiammatori non steroidei per contenere il dolore. Il paziente dovrà, dunque, evitare la posizione seduta con le gambe a W, la corsa su treadmill e la bicicletta: quando non possibile, il paziente dovrà pedalare con le anche extraruotate e sellino alto.
L’esercizio terapeutico si basa sulla modifica dei pattern motori al fine di evitare la comparsa di dolori e sul controllo dei movimenti dell’anca su tutti i piani di movimento. Il terapista dunque deve insegnare al paziente ad eseguire esercizi che vadano a rinforzare gli abduttori e i rotatori esterni d’anca, con particolare attenzione ai glutei e al pavimento pelvico.

Tre esempi di esercizi

  • Squat modificato: in stazione eretta, anche extraruotate ed abdotte; il paziente esegue una discesa del corpo mantenendo il bacino in antiversione e le ginocchia verso l’esterno, a seguire la punta dei piedi; scende fino a far sì che il suo femore sia parallelo al suolo.
  • Clam in plank laterale con elastico: in decubito laterale, gomito piegato a 90° sotto la spalla, ginocchio a terra piegato, elastico attorno alle ginocchia; il paziente si solleva dal suolo facendo perno su gomito e ginocchio ed allontana tra loro le ginocchia mettendo in tensione l’elastico, coi piedi che rimangono a contatto.
  • Ponte con elastico: supino, una gamba piegata e l’altra estesa ed un elastico attorno alle ginocchia; il paziente solleva il bacino tenendosi in appoggio col dorso e con un solo piede, tenendo in tensione l’elastico.

 

Per quanto riguarda gli interventi di terapia manuale, a questi soggetti vengono proposte tecniche di mobilizzazione passiva tra cui manovre di glide atte a diminuire la forza d’impatto articolare ai ROM estremi responsabili del conflitto. Tutto ciò seguito da automobilizzazioni ed esercizi attivi per mantenere la mobilità e migliorare la stabilità coxofemorale.

Tra le manovre manuali troviamo la trazione, il roll-slide in flessione e il glide postero-anteriore.

Fig. 1 – Trazione: paziente supino, il terapista sostiene l’arto appoggiandolo sulla propria spalla e con entrambe le mani afferra la regione inguinale; il terapista esegue un movimento di trazione in direzione ventro-latero-caudale.
Fig.2 – Roll- slide in flessione: paziente supino spostato verso il lato da trattare. Il terapista afferra l’arto inferiore con la mano cefalica a livello inguinale e quella caudale al ginocchio; quindi con la mano al ginocchio esegue il roll articolare dell’anca (flessione-adduzione) e contemporaneamente con la mano all’inguine effettua lo slide.
Fig. 3 – Glide postero-anteriore: paziente prono, arto flesso, abdotto ed extraruotato; il terapista con una mano sostiene il ginocchio mentre con l’altra, posta in prossimità dell’anca, esegue una spinta in direzione ventrale e leggermente laterale.

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