Responsabilità sanitaria: i primi decreti attuativi e gli emendamenti di modifica approvati dalla Camera al testo della Legge 24/17

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dott.ssa ANNA BOGLIOLO
Studio Legale Astolfi e Associati

Dall’entrata in vigore, il 1 aprile 2017, della Legge 24/2017 – c.d. Legge Gelli – recante “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” sono passati diversi mesi e, dopo l’iniziale scalpore rappresentato dall’introduzione del nuovo sistema della responsabilità professionale del personale sanitario e della sicurezza delle cure dei pazienti, si stanno oggi affrontando le prime problematiche legate alla sua effettiva applicabilità con riferimento al pregresso ed al nuovo contenzioso. Fermi i dubbi d’applicabilità della nuova normativa in assenza di disposizioni attuative al suo interno[1], seppur in ritardo con i tempi, si è recentemente tentato di ovviare ad alcune incompletezze e/o criticità della Legge 24/17 per mezzo, da un lato, dell’emissione dei primi dei sei decreti in essa espressamente previsti (in mancanza dei quali la legge non potrebbe che risulta “monca” e dai quali pure dipende il raggiungimento degli auspicati obbiettivi[2]) e, dall’altro, dell’approvazione di emendamenti correttivi al suo stesso testo contenuti nel DDL Lorenzin. Uno scenario, dunque, quello della responsabilità sanitaria, ancora oggi in evoluzione e continuo miglioramento al fine di definire, quanto prima e una volta per tutte, l’effettiva portata della recente riforma.

IL DECRETO ISTITUTIVO DELL’ELENCO DELLE SOCIETÀ SCIENTIFICHE E DELLE ASSOCIAZIONI TECNICO-SCIENTIFICHE DELLE PROFESSIONI SANITARIE AI SENSI DELL’ART. 5 DELLA LEGGE 24/17

Con un mese di ritardo[3] è stato firmato, lo scorso 2 agosto, il decreto attuativo di uno degli aspetti certamente più rilevanti ed importanti della nuova legge, ossia quello relativo alla definizione dei requisiti dell’accreditamento delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche incaricate dell’elaborazione e redazione delle linee guida da pubblicare sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Ciò che colpisce maggiormente è l’estrema sinteticità del testo, a fronte dei “rigorosi criteri” cui fa invece riferimento la norma. “Rigorosità” che evidentemente è correlata al rilevo attribuito alle predette Linee Guida[4] quali filtro di regole unanimemente condivise e approvate dalla comunità scientifica (salva la specificità del caso concreto) per la valutazione della condotta professionale e finalizzate ad arginare il più possibile l’ondivaga applicazione giurisprudenziale dei criteri essenzialmente fondati sulle opinioni dei periti. Il tutto lasciava pensare alla definizione di specifici criteri d’accreditamento delle società ed associazioni finalizzati principalmente a dimostrare la “competenza” delle stesse in materia e la relativa attività e autorevolezza scientifica. Tale aspetto o criterio di “competenza” non pare, invece, esser stato sufficientemente considerato. Dalla lettura del decreto, infatti, risulta ben più rilevante e determinante quello della “rappresentanza” e ciò ha suscitato immediate critiche[5].

Il DM si compone di soli quattro articoli: l’art. 1 che dà atto dell’istituzione, presso il Ministero della Salute, dell’elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie da aggiornarsi con cadenza biennale. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore del predetto decreto, le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie presentano al Ministero della Salute l’istanza d’iscrizione all’elenco allegando la dichiarazione comprovante il possesso dei requisiti. L’istanza, una volta firmata digitalmente, verrà inviata a mezzo pec al Ministero della Salute il quale, nel successivo termine di 120 giorni, previo parere della Federazione o delle Associazioni professionali maggiormente rappresentative di riferimento, procede all’istruttoria delle istanze pervenute ai fine della pubblicazione nell’elenco presso il suo sito internet.

L’art. 2 elenca i requisiti che le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche devono possedere ai fini dell’iscrizione (primo comma) nonché gli elementi che devono essere desumibili dall’atto costitutivo ovvero dallo statuto (comma 2). Tra i requisiti, si evidenzia: a) la rilevanza di carattere nazionale, con sezione ovvero rappresentanza in almeno dodici regioni e province autonome, anche mediante associazione con altre società o associazioni della stessa professione, specialità o disciplina; b) la rappresentatività di almeno il 30% dei professionisti non in quiescenza (15% per i medici di medicina generale); c) l’atto costitutivo redatto per atto pubblico e statuto dai quali si devono evincere elementi quali: la denominazione, la sede e il patrimonio; la specifica dichiarazione di autonomi e indipendenza dell’ente e dei suoi legali rappresentanti; la specifica previsione che l’ente non ha tra le sue finalità istituzionali la tutela sindacale degli associati o che comunque non svolge attività sindacale; la previsione della massima partecipazione degli associati alle attività e alle decisioni dell’ente; la professione, disciplina specialistica o settore di attività specifico o prevalente; la previsione dell’ammissione, senza limitazioni, di tutti i soggetti in possesso dei requisiti previsti dallo statuto; l’assenza di finalità di lucro; la previsione dell’obbligo di pubblicazione dell’attività scientifica attraverso il sito web della società o associazione; la previsione della dichiarazione e della regolamentazione degli eventuali conflitti di interesse; la previsione di un comitato scientifico; l’espressa esclusione di retribuzione delle cariche sociali; la previsione dell’obbligo di pubblicazione nel sito dei bilanci preventivi, dei consuntivi e degli incarichi retribuiti; la previsione che i legali rappresentanti, amministratori o promotori non abbiano subito sentenze di condanna passate in giudicato in relazione all’attività della società o dell’associazione.

L’art. 3 statuisce che il Ministero della Salute è tenuto ad effettuare verifiche sul mantenimento dei requisiti di cui al predetto art. 2 e, qualora rilevi il venir meno degli stessi, è tenuto a disporre in via cautelare e previa comunicazione agli interessati, la sospensione della società scientifica e dell’associazione tecnico-scientifica delle professioni sanitarie dall’elenco, mediante oscuramento dei relativi dati sul sito. Entro 30 giorni dalla predetta comunicazione, il Ministero dispone, con provvedimento motivato, la cancellazione dall’elenco ove venga definitivamente accertata l’assenza di uno o più requisiti ovvero la revoca della sospensione dall’elenco qualora, invece, sia accertata la permanenza dei medesimi.

L’art. 4 dà atto che l’attuazione delle disposizioni contenute nel decreto avviene nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e quindi senza ulteriori e maggiori oneri per la finanza pubblica.

Basta esaminare i requisiti di cui all’art. 2 punti a) e b) per rilevare la preponderanza attribuita al criterio della “rappresentanza” dato dalla necessaria “rilevanza di carattere nazionale, con sezione ovvero rappresentanza in almeno dodici regioni e province autonome” o dalla “rappresentatività di almeno il 30% dei professionisti nella disciplina o nella specifica area o settore di esercizio professionale”; per non parlare poi degli elementi che necessariamente deve presentare l’atto costituivo tra i quali spicca la “previsione della massima partecipazione degli associati alle attività”. E se tale criterio della “rappresentanza” risulta certamente giustificato alla luce dello stesso contenuto dell’art. 5 della Legge 24/17[6], è altrettanto vero come, alla luce della ratio sottesa alla stessa legge, ben più logico sarebbe stato che quest’ultimo fosse relegato a rango inferiore rispetto a quello della “competenza” in ragione del ruolo determinante attribuito alle stesse linee guida. Il tutto senza considerare che nel testo del decreto non viene chiarita la differenza tra società scientifiche e associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, le quali ultime potrebbero essere pregiudicate sulla base del mero criterio della “rappresentanza” pur a fronte di validi criteri di competenza quanto alla stessa attività scientifica (se, ad esempio, non presenti in dodici regioni e non rappresentativa di almeno il 30% dei professionisti oppure in ragione delle difficoltà di una suddivisione in branche specialistiche al fine del rispetto del requisito di “disciplina specialistica o settore di attività specifico”).

A fronte dei numerosi rilievi mossi da più parti, lo stesso Ministero ha ritenuto opportuno intervenire per chiarire alcune più evidenti criticità a mezzo di due circolari rispettivamente in data 11 ottobre 2017[7] e in data 23 ottobre 2017[8], con le quali ha risposto a diversi quesiti interpretativi da parte di soggetti interessati all’invio dell’istanza per l’iscrizione nell’elenco di cui all’art. 5, commi 1 e 2, della Legge 24/17. Proprio con riferimento al criterio di “rappresentanza” e, specificatamente, a quello del 30% di rappresentatività, si evidenzia come è stato chiarito che, in considerazione della stessa ratio sottesa alla normativa (ossia quella di consentire l’elaborazione di linee guida con riferimento a tutte le attività degli esercenti le professioni sanitarie), laddove in una determinata “disciplina” o “specializzazione” o “area” o “settore” di esercizio professionale non sussista alcuna società scientifica o associazione tale da possedere una rappresentanza del 30%, tenuto conto del fatto che si verte in ipotesi di prima applicazione della nuova normativa e al solo fine di consentire la formazione del primo elenco, saranno valutate tutte le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche richiedenti con adeguata rappresentatività. Quanto sopra al fine di evitare che non vi sia alcuna società legittimata all’elaborazione di linee guida in una determinata disciplina o specializzazione e che l’assenza di società possa determinare disparità di trattamento per i professionisti rappresentati dalle medesime, rispetto ai quali non potrà trovare applicazione l’esimente della responsabilità penale colposa di cui al disposto dell’art. 6 della Legge 24/17. Analoga conclusione nel caso in cui la stessa associazione non sia in grado di computare la percentuale di rappresentanza in relazione all’effettivo numero dei professionisti. In questo caso, viene prevista la possibilità per la società istante di limitarsi a dichiarare il numero dei propri iscritti. Inoltre, al fine di ovviare a tali eventualità (mancanza di adeguata rappresentanza), viene favorita l’aggregazione di società scientifiche o associazioni tecnico-scientifiche appartenenti alla stessa “specializzazione” o “disciplina” o “area” o “settore” di riferimento. Quanto poi alla valutazione del numero degli iscritti, viene precisato che si deve fare riferimento alla data di scadenza prevista dal DM per l’invio dell’istanza e, per il relativo computo, non rileva l’avvenuto o meno pagamento della quota associativa annuale, trattandosi quest’ultima di questione prettamente interna.

Circa le disposizioni normative di riferimento per le diverse “specializzazioni e/o discipline” e “aree o settore di esercizio professionale”, per quanto riguarda i medici, gli odontoiatri, i veterinari, i farmacisti e gli psicologi, il decreto si riferisce alle specializzazioni previste dai DM 68/2005 e 16/2016, nonché alle aree e alle discipline previste dal DPR 484/97; quanto, invece, alle altre professioni sanitarie, viene specificato che le aree di riferimento sono quelle individuate dalla Legge 251/2000, fatto salvo per le professioni sanitarie infermieristiche. Nella stessa nota vengono chiariti, infine, aspetti quali l’invio digitale delle domande, la composizione del comitato scientifico, la richiesta di domande da parte di Federazioni di società scientifiche. Anche in questo caso, però, il tentativo chiarificatore del ministero non è andato esente da censure sussistendo il rischio, a fronte delle deroghe apportate, di “imbarcare nell’elenco delle società scientifiche un numero imprecisato di organismi” che, invece, alla luce di altri criteri sarebbero certamente stati esclusi[9].

IL DECRETO ISTITUTIVO DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE DELLE BUONE PRATICHE SULLA SICUREZZA NELLA SANITÀ 

A seguito d’intesa con la Conferenza Stato Regioni[10], in data 29 settembre u.s., è stato emanato il decreto che dà seguito alla previsione di cui all’art. 3 della Legge 24/17[11] che prevede l’istituzione dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità. Istituito presso l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), il cui direttore generale ne sarà coordinatore, l’Osservatorio, in base all’art. 1, sarà composto da 22 membri e, quindi, dai direttori generali dei Dipartimenti del Ministero della Salute coinvolti dal provvedimento (programmazione sanitaria, professioni sanitarie e risorse umane del SSN, digitalizzazione, prevenzione sanitaria e dispositivi medici e servizio farmaceutico), da cinque esperti designati dalla Ministero della Salute e da otto rappresentanti delle regioni e delle province autonome, scelti dalla Commissione salute del coordinamento delle regioni. Naturalmente faranno parte dell’Osservatorio le massime autorità del comparto sanitario, quali il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e il Direttore generale dell’AIFA. L’Osservatorio, all’atto di insediamento, dovrà adottare un regolamento con il quale disciplina l’organizzazione e il funzionamento delle attività. Al successivo art. 2 vengono precisate le funzioni di sua competenza, tra le quali ricordiamo quella dell’acquisizione, dai Centri per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, dei dati regionali relativi ai rischi, agli eventi avversi ed eventi sentinella nonché agli eventi senza danno; quella dall’acquisizione e del monitoraggio dei dati regionali relativi alle tipologie dei sinistri, alle cause, all’entità, alla frequenza e all’onere finanziario del contenzioso; quello di fornire indicazioni alle Regioni sulle modalità di sorveglianza del rischio sanitario ai fini della sicurezza del paziente; quello di individuare misure idonee per la prevenzione e la gestione del rischio sanitario e il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza delle cure da parte delle strutture sanitarie nonché la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario e, infine, quella di trasmissione al Ministero della Salute, entro e non oltre il 31 dicembre di ciascun anno, di una relazione sull’attività svolta. È altresì previsto che l’Osservatorio si avvalga anche dei dati presenti nel sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità (SIMES) e, con riferimento alla funzione data dall’individuazione delle misure idonee per la prevenzione e la gestione del rischio, lo stesso si avvale delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie. L’art. 3 in tema di “disposizioni finali”, chiarisce che il funzionamento dell’Osservatorio avviene nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziare disponibili senza aggravi a carico della finanza pubblica. La stessa partecipazione all’Osservatorio è a titolo gratuito e ai componenti non sono corrisposti compensi o emolumenti, con precisazione che eventuali spese di missione sono poste a carico delle amministrazioni d’appartenenza. Il predetto decreto entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (art. 4).

Anche in questo caso si è di fronte a un decreto stringato che sembra trasporre tale sua natura laddove ha “ristretto” al monitoraggio delle buone pratiche le funzioni assegnate alle società scientifiche e alle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie in sede di Osservatorio, quando, a ben vedere, l’art. 3 della stessa Legge Gelli prevedeva l’ausilio[12] delle stesse nella predisposizione di linee di indirizzo relative a tutte le funzioni dell’Osservatorio[13]. Definito dunque quello che dovrà essere l’Osservatorio, ossia “il terminale della raccolta dati regionali e il centro propulsore delle buone pratiche[14] che andrà a sostituire i due osservatori attualmente esistenti[15], pare evidente come la sua attività non potrà comunque prescindere da una nuova e uniforme regolamentazione dei Comitati di Valutazione sinistri all’interno delle strutture, dei Centri Regionali e dello stesso personale sanitario. Ciò al fine di consentire a ciascun livello (ossia quello aziendale che valuta l’errore e l’eventuale causa dell’errore; quello regionale che acquisisce i dati dalle singole strutture e li trasmette a livello centrale e, infine, quello nazionale a cui è rimesso, anche tramite l’ausilio delle stesse società scientifiche, la possibilità di mettere in atto quelle misure tali da consentire una limitazione dell’errore e, quindi, garantire e preservare la salute del paziente) di procedere, nella valutazione dei casi, in maniera uniforme secondo e nel rispetto di medesimi criteri valutativi. E se certamente un primo passo è stato fatto, vi è ancora molto da definire in ambito organizzativo con riferimento ai diversi predetti livelli (aziendale e regionale) e, in tal senso, si auspica la rapida emanazione del decreto di cui all’art. 10 della Legge 24/17[16].

LE MODIFICHE INTRODOTTE DALLA LEGGE 3/18

Contestualmente all’emanazione dei predetti due decreti attuativi, la Legge L. 24/17 è stata altresì oggetto di proposte di modifica a mezzo di emendamenti al DDL Lorenzin discussi e, da ultimo, approvati dalla Camera in data 25/10/2017[17]. L’art. 11 del predetto DDL in tema di “modifiche alla Legge 8 marzo 2017 n. 24” recepisce infatti due emendamenti presentati dallo stesso onorevole Gelli approvati a settembre relativi alla modifica degli articoli in tema d’azione di rivalsa[18] e di Fondo di Garanzia. Nello specifico, quanto al primo aspetto, sono state apportate modifiche all’art. 9, comma 5, stabilendo, con riferimento all’azione di responsabilità amministrativa della struttura nei confronti dell’esercente la professione sanitaria in caso di dolo o colpa grave, che l’importo di condanna non possa superare una somma pari al triplo del valore maggiore della retribuzione lorda o del corrispettivo conseguito nell’anno di inizio della condotta causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o successivo. Quanto, invece al comma 6 del predetto articolo, è stata approvata la sostituzione delle parole “retribuzione lorda moltiplicata per il triplo” con “pari al triplo della retribuzione lorda” così a chiarire che, contrariamente a quanto sembrava dall’originaria formulazione della norma, non si voleva intendere che il reddito dovesse essere moltiplicato per il triplo, bensì nel senso che non doveva essere superiore al triplo. Quanto, invece, al Fondo di Garanzia, vengono aggiunti due nuovi commi (7 bis e ter) all’art. 14 della Legge Gelli, al fine di prevedere che il predetto Fondo assolva anche alla “funzione di agevolare l’accesso alla copertura assicurativa da parte degli esercenti la professione sanitaria che svolgono attività libero-professionale”. Vengono inoltre aboliti i richiami alla Legge Balduzzi quanto alle tabelle risarcitorie in ragione dell’altrettanto recente entrata in vigore della Tabella Unica nazionale[19]. L’art. 11 del DDL Lorenzin recepisce inoltre altri due emendamenti di modifica approvati in data 17 ottobre con i quali viene cancellato il richiamo al Comitato tecnico-scientifico per il Sistema nazionale linee guida (Snlg) che, seppur previsto dal decreto Sirchia del 2004, non è mai stato costituito e ciò con la conseguenza che il suo richiamo avrebbe impedito al Ministero della Salute l’emanazione del decreto che disciplina lo stesso Snlg senza la preventiva istituzione del Comitato tecnico. Infine, viene altresì rivisto il termine con cui le strutture sanitarie e sociosanitarie e le compagnie d’assicurazione sono tenute a comunicare all’esercente la professione sanitaria l’instaurazione del giudizio promosso nei loro confronti (art. 13 Legge 24/17): dall’originario termine di 10 giorni si è passati a quello di ben 60 giorni e ciò proprio al fine di consentire l’adempimento delle strutture, nei fatti, evidentemente pregiudicate da un termine eccessivamente ristretto. Si tratta comunque di modifiche non ancora definitive essendo il DDL rimesso al vaglio del Senato per la sua finale approvazione.

In attesa, dunque, della decisione finale del Senato, non ci resta che auspicare la rapida emanazione dei decreti attuativi ancora mancanti, ai quali sono rimesse le altrettanto delicate questioni assicurative (retroattività e ultrattività delle polizze, requisiti minimi per le assicurazioni e le autoassicurazioni, l’istituzione del Fondo di Garanzia) in assenza dei quali la legge di nuova introduzione resta “monca” e, in parte, inapplicabile, fermo restando, nelle more, il tentativo giurisprudenziale di sanare e di sopperire a tali mancanze a mezzo di proprie interpretazioni del dettato normativo che però, già oggi, non risultano uniformi[20].

 

 

[1] A tali dubbi cerca di ovviare la giurisprudenza. In ambito civile, si è ad esempio, pronunciato il Tribunale di Ravenna precisando che “non pare trovare applicazione nel caso de quo la Legge n. 24 dell’8/03/2017 entrata in vigore il 1° aprile 2017 quando le parti avevano già precisato le conclusioni e la controversia si trovava in fase decisionale su fatti del resto anteriori alla entrata in vigore del nuovo testo normativo che abroga sostanzialmente all’art. 6 comma 2 l’art. 3 comma 1 del D.L. 158/2012 convertito in Legge 189/2012 (c.d. Legge Balduzzi) in ordine alla responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria che attribuisce, all’art. 7, natura extracontrattuale alla responsabilità civile dell’esercente la professione sanitaria in strutture pubbliche o private salvo che lo stesso avesse agito nell’adempimento di una obbligazione contrattuale assunta dal paziente” (Tribunale Ravenna, Giudice dott.ssa Vicini, sentenza n. 500 del 25/05/2017; nello stesso senso sempre Tribunale di Ravenna sentenza n. 458 del 9/05/2017). In sede penale, IV sezione, si ricorda la sentenza n. 3 del 20/04/2017 della Corte di Cassazione, la quale si è premurata di rilevare che “La Legge n. 24 del 2017 ha introdotto, all’art. 5, un nuovo statuto disciplinare delle prestazioni sanitarie, governato dalle raccomandazioni espresse dalle linee guida accreditate e, in mancanza, dalle buone pratiche clinico-assistenziali”, aggiungendo anche che “Ai sensi dell’art. 590-sexies c.p., introdotto dalla medesima legge, tale nuovo quadro disciplinare è rilevante anche ai fini della valutazione della perizia del professionista con riguardo alle fattispecie di cui agli artt. 589 e 590 c.p.; e per la sua novità, trova applicazione solo ai fatti commessi successivamente all’entrata in vigore della novella”, specificando invece che, “per i fatti anteriori può trovare ancora applicazione, ai sensi dell’art. 2 c.p., la disposizione di cui all’abrogato art. 3, comma 1 della Legge n. 189 del 2012… nei contesti regolati da linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica”.

[2] Si veda anche “La Responsabilità sanitaria: la nuova L. 24/17 in vigore dal 1 aprile 2017”, di Francesca Di Marco e Anna Bogliolo. Riabilitazione Oggi 2017;3:38.

[3] In base alle originarie previsioni contenute nella Legge 24/17 l’emanazione del predetto avrebbe dovuto aver luogo “entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore” della Legge Gelli.

[4] In base alla sentenza Cass. Pen. Sez. IV, n. 23283 dell’11/05/16 le linee guida sono “raccomandazioni di comportamento clinico, elaborate mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni scientifiche, al fine di aiutare medici e pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni cliniche”. In base alla sentenza Cass. Pen. Sez. IV n. 16237 del 29/01/2013, “le linee guida costituiscono sapere scientifico e tecnologico codificato metabolizzato, reso disponibile in forma condensata, in modo che possa costituire un’utile guida per orientare agevolmente, in modo efficiente ed appropriato, le decisioni terapeutiche. [Attraverso di esse] si tenta di oggettivare, uniformare le valutazioni e le determinazioni; e di sottrarle all’incontrollato soggettivismo del terapeuta”.

[5] Società scientifiche e associazioni tecnico scientifiche. Il decreto “inapplicativo” della legge Gelli, Luca Benci in www.quotidianosanita.it del 4 settembre 2017.

[6] Si veda lo stesso co. 2 dell’art. 5, comma 2, lettera a) della Legge 24/17.

[7] In tema di “Attuazione del DM 2 agosto 2017 – Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie. Quesito interpretativo della Federazione nazionale Collegi IPASVI”.

[8]Nota di chiarimento ai fini della compilazione dell’istanza per l’iscrizione nell’elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico scientifiche delle professioni sanitarie, di cui al DM 2 agosto 2017”.

[9]Legge Gelli e criteri per il riconoscimento delle società scientifiche: di male in peggio” di Luca Benci, in http//www. Quotidianosanità.it del 7/11/2017.

[10] Seduta del 21/09/2017.

[11] In base all’art. 3 della Legge 24/17 viene statuito che “entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministero della salute, previa intesa in Conferenza Stato Regioni, dovrà essere istituito, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità”.

[12] In base all’art. 3, comma 2, Legge 24/17 “l’Osservatorio acquisisce dai centri per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, di cui all’articolo, i dati regionali relativi ai rischi ed eventi avversi nonché alle cause (…) e, anche mediante la predisposizione, con l’ausilio delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitari (..), individua idonee misure per la prevenzione e la gestione del rischio sanitario e il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza della cure (..)”.

[13]Osservatorio nazionale sicurezza in Sanità. Riflessioni sul primo decreto attuativo della Legge Gelli” di Tiziana Frittelli, in www.quotidianosanità.it del 31/07/17.

[14] Si veda nota 9.

[15] Ossia quello per la sicurezza dei pazienti e quello dei sinistri e delle polizze assicurative.

[16] In base all’art. 10 comma 7, “Con decreto del Ministero dello sviluppo economico (…) entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati i dati relativi alle polizze di assicurazione (…) e sono stabiliti, altresì, le modalità e i termini per la comunicazione dei dati da parte delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e degli esercenti le professioni sanitarie all’Osservatorio. Il medesimo decreto stabilisce le modalità e i termini per l’accesso a tali dati”.

[17] Disegno Legge S 1324 – Delega al governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del ministero della salute.

[18] Azione che, si ricorda, è espletata della struttura sanitaria nei confronti del medico, in caso di dolo o colpa grave di quest’ultimo, entro un anno dall’avvenuto pagamento, demandandone il relativo esercizio (quanto alla struttura pubblica) al pubblico ministero presso la Corte dei conti.

[19] Con la definitiva approvazione del DDL concorrenza viene introdotta la c.d. Tabella Unica nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale subito dalle vittime di sinistri. Sono stati difatti modificati gli artt. 138 e 139 del codice delle assicurazioni private (così come richiamati dall’art. 7 della Legge 24717) rispettivamente, inerenti i criteri di liquidazione del risarcimento del danno non patrimoniale per le c.d. macrolesioni ovvero per le c.d. micropermanenti. Sulla materia dovrà intervenire un decreto del Presidente della Repubblica da adottare entro 129 giorni dall’entrata in vigore della disposizione così da predisporre una specifica tabella valida su tutto il territorio italiano riguardante la menomazione all’integrità psico-fisica comprese tra 10 e 100 punti di valore pecuniario da attribuire ad ogni singolo punto di invalidità comprensivo dei coefficienti di valutazione corrispondenti all’età del danneggiato.

[20] Ci si riferisce in particolare alle recenti sentenze della Cassazione penale, nn. 28187/17 e 50078/17 con le quali la Suprema Corte ha cercato di interpretare come conciliare la Legge Balduzzi con la nuova Legge Gelli, giungendo però a interpretazioni contrastanti.

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