Utilizzo del “physical function ICU test” in una unità di cure intensive con risorse limitate per promuovere la mobilizzazione precoce nei pazienti critici – studio di attuabilità

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Tadyanemhandu C, Manie S.
Implementation of the physical function ICU test tool in a resource constrained intensive care unit to promote early mobilization of critically ill patients- a feasibility study. Archives of Physiotherapy 2016;6:12. Riassunto commentato.

La gestione dei pazienti critici nelle unità di cure intensive (ICU) ha sempre previsto periodi di immobilizzazione, riposo a letto, uso di sedativi e analgesici per dare priorità alla stabilizzazione di funzioni vitali tramite ad esempio ventilazione meccanica.

L’obiettivo della riabilitazione era evitare complicanze respiratorie. Ora vengono riconosciute in modo sempre più frequente patologie fisiche, stati di deterioramento psicologico e mentale che persistono dopo lo stato critico del paziente e una volta usciti dalle ICU. Frequentemente viene riconosciuta nei pazienti che sono stati in ICU la cosiddetta “intensive care unit aquired weakness” (ICU-AW), ovvero malattia acquisita da cure intensive. La causa maggiore di questa sindrome è stata individuata nella immobilizzazione a letto. L’allettamento prolungato è dannoso in quanto induce una riduzione della massa muscolare, della densità ossea, provoca danni agli altri apparati corporei già nella prima settimana. Sembra che questa sindrome sia associata a lungo termine ad una peggiore qualità di vita dei pazienti. Questo bagaglio di conoscenze ha portato ad un cambiamento nella pratica clinica. Dai trials effettuati nei paesi ad alto-medio grado di sviluppo risulta che la mobilizzazione precoce diminuisca il periodo di ventilazione meccanica, abbrevi la durata del ricovero in ICU, porti ad un miglior stato funzionale alla dimissione.

È necessario indagare l’attuabilità di questa pratica riabilitativa anche nei paesi in via di sviluppo come lo Zimbawe dato l’elevato numero di ricoveri nelle ICU, nonostante alcuni ostacoli quali la mancanza di risorse, alcune condizioni differenti quali le diverse caratteristiche dei pazienti ricoverati dovute alle patologie che portano alla loro ammissione in ICU. Lo studio presentato in questo articolo si prefigge di verificare l’attuabilità della mobilizzazione precoce nei reparti di ICU in un ospedale dello Zimbawe e di riportare i risultati ottenuti. Un campione di pazienti adulti è stato reclutato nelle prime 24 ore dopo l’ingresso nei reparti di ICU e HDU (high dependent unit) con criteri di inclusione ed esclusione specifici. È stato somministrato quotidianamente un programma di mobilizzazione precoce basato sugli item della scala di valutazione Physical Function ICU Test (PFIT-s) modificata, somministrata dall’inizio dello studio.  La scala PFIT-s valuta il livello di assistenza necessario nel passaggio sit to stand, la frequenza di passi nella marcia sul posto (passi/minuto), la forza muscolare (estensione di ginocchio e flessione di spalla).

Il programma riabilitativo ha seguito una progressione fondata sui risultati del test effettuato e dei miglioramenti dei pazienti. I paramentri respiratori ed emodinamici sono stati monitorati prima, durante e dopo i trattamenti.

Hanno partecipato allo studio 35 pazienti, 20 dei quali maschi con un’età mediana di 29 anni (24-45 anni). La maggioranza dei pazienti è arrivata in ICU o HDC dopo complicanze chirurgiche o infezioni conseguenti a complicanze ostetriche. 5 pazienti sono deceduti. Sono state effettuate 94 sedute riabilitative su 219 giorni totali di ricovero (43%) a causa di temporanei criteri di esclusione dal trattamento. La durata mediana del ricovero dei pazienti dimessi è stata di 4 giorni (2-7 giorni). La durata mediana della ventilazione meccanica nei pazienti vivi che ne necessitavano alla valutazione iniziale (23) è stata di 2 giorni (1/5). Le competenze motorie misurate della PFIT-s sono migliorate: alla misurazione iniziale (effettuata su 32 pazienti). 16 pazienti avevano bisogno dell’assistenza di 2 persone per alzarsi, in quella finale 15 su 30 non necessitavano di nessun aiuto per effettuare il passaggio.

Il punteggio totale medio della PFIT-s è passato da 5,3 ± 1,8 a 7 ± 1,9.

I risultati indicano che la mobilizzazione precoce è attuabile e sicura anche nelle ICU dello Zimbawe; non sono state necessarie risorse aggiuntive per effettuarla. Questa pratica sembra portare a migliori risultati in termini di condizione fisica funzionale a lungo termine. Sono tuttavia necessari specifici criteri di inclusione ed esclusione alla precoce mobilizzazione che possono provocare la sospensione o l’abbandono di questa pratica in pazienti clinicamente delicati. L’ostacolo più grande alla mobilizzazione precoce risulta la sedazione effettuata principalmente in pazienti ventilati meccanicamente. 

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