La “riconversione creditizia” del titolo di massofisioterapista non dà diritto all’automatica iscrizione al terzo anno di laurea in fisioterapia

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dott.ssa ANNA BOGLIOLO
Studio Legale Astolfi e Associati (Milano)

Continua e “apre” il nuovo anno la querelle tra massofisioterapisti e le Università in merito alla “riconversione creditizia” del diploma regionale e alla richiesta di iscrizione al terzo anno del corso di laurea in fisioterapia. Il Tar Campania (Napoli), alla fine del mese di dicembre dello scorso anno, si è nuovamente pronunciato sulla tematica in oggetto con più decisioni (tutte rese il 21 dicembre e pubblicate il 9.01.2017), ribadendo il proprio orientamento seppur “aggiornato” alla luce della più recente e contraria statuizione del Tar Liguria che, ricordiamo, avallando l’orientamento minoritario, aveva rigettato il ricorso di un massofisioterapista confermando la legittimità del diniego dell’Ateneo.

LE RECENTI DECISIONI DEL TAR CAMPANIA

Premesso che l’oggetto del contendere non è l’equipollenza tra titoli ma la diversa questione della “valutabilità del diploma triennale conseguito dopo il 1997 ai fini della riconversione creditizia”, il Giudice Amministrativo ha annullato i provvedimenti di diniego resi dall’Università degli Studi della Campania avverso la richiesta “riconversione creditizia” del diploma di massofisioterapista finalizzata ad ottenere l’iscrizione al terzo anno del corso di laurea in fisioterapia.

Uniformandosi quindi ai propri precedenti e nuovamente richiamando la sentenza n. 3218 del Consiglio di Stato, sez. VI, del 30.5.2011, viene ribadita la valutabilità come “credito formativo” del diploma regionale conseguito in data successiva al 1997 (epoca finale per la dichiarazione di equipollenza) proprio in ragione dell’impossibilità d’attribuire allo stesso una piena equipollenza giuridica con la laurea universitaria, in forza della riconosciuta “finalità transitoria” dell’art. 4 L 42/99, “i (soli) titoli rilasciati dalle scuole regionali nel previgente sistema [potevano] essere equiparati”.

Esclusa, quindi, la conservazione del diploma di massofisioterapista “a regime” alla luce del “mero affiancamento al nuovo sistema” approntato sulla laurea in fisioterapia, il Tar Campania riconosce nella ratio del sistema dei c.d. “crediti formativi universitari” la necessità di tutelare la continuità operativa del professionista che gli stessi Atenei sono tenuti a riconoscere, previa valutazione delle “conoscenze e abilità professionali certificate ai sensi della normativa vigente in materia” nonché delle altre “conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello postsecondario alla cui progettazione e realizzazione l’università abbia concorso”.

In buona sostanza, fermo restando la non equipollenza del diploma di massofisioterapista successivo post ’99 all’attuale laurea universitaria in materia sanitaria nonché l’ambito operativo delle regioni in relazione all’attivazione di corsi di formazione professionale, il conseguente titolo deve essere riconosciuto mediante crediti formativi universitari, pena in difetto sia la sua perdita d’efficacia, sia la sua inutilità. È, dunque, illegittimo negare “ex ante qualsiasi rilievo nei confronti di diplomi espressamente considerati fra quelli chiamati al riconoscimento, solo perché sprovvisti di equipollenza”, posto che questi ultimi devono essere, in un qualche modo e misura, riconosciuti per tramite, appunto, del sistema della “riconversione creditizia”.

SULLA DECISIONE DEL TAR LIGURIA

Su tali premesse – oggi rappresentanti il maggioritario orientamento fatto proprio dallo stesso Tar Campania – trova fondamento il successivo passaggio e ragionamento posto alla base delle sentenze in esame con le quali il Giudice Amministrativo ha contestato altresì, seppur solo in parte, la più recente pronuncia del Tar Liguria (sentenza n. 979 del 2016) di senso diametralmente opposto.

Il Tar Campania, difatti, pur confermando il pensiero del Tar Liguria quanto all’erronea statuizione del Consiglio di Stato circa l’asserita equipollenza “a regime” di tutti i titoli di massofisioterapisti (ivi inclusi quelli conseguiti successivamente al 1997), si discosta alla decisione del Tar Liguria per l’errata “sussunzione della fattispecie concreta in quella astratta”. Considerato, infatti, l’oggetto del contendere (e, quindi, la valutabilità del titolo ai fini della riconversione), il Tar Campania afferma la contraddittorietà della decisione dell’Ateneo evidenziando la superfluità del test d’ingresso in considerazione del fatto che lo stesso conseguimento del titolo di massofisioterapista assicura, già di per sé, quelle predisposizioni e competenze necessarie per poter accedere al corso di studi universitario.

Quanto sopra, dunque, a contraddire il minoritario orientamento, fatto proprio dal Tar Liguria, che negava la valutabilità del diploma quale credito formativo in mancanza di equipollenza tra titoli e ciò al fine di non legittimare un “duplice canale di accesso alla medesima professione (…) con un ingiustificato privilegio in favore di coloro che hanno seguito i corsi del vecchio ordinamento”.

Diversamente, il Tar Campania, pur confermando la legittima applicazione del sistema della “riconversione creditizia” del titolo regionale con conseguente iscrizione al corso di laurea in fisioterapia, sembra comunque prospettare un “limite” a quest’ultima (quasi, anche lui, a voler limitare in qualche misura il “doppio canale di accesso”) laddove la rimette alla discrezionalità dell’Ateneo “di apprezzare con maggior crediti un’esperienza abilitante rispetto ad una mera formativa”, fatti salvi “gli ulteriori provvedimenti dell’Ateneo per la valutazione del percorso formativo dei ricorrenti”.

IN CONCLUSIONE

La IV sezione del Tar Campania, in buona sostanza, nel pronunciarsi per la legittimità della “riconversione creditizia” in assenza di equipollenza, pone alla stessa il limite della discrezionalità dell’Ateneo ritenendo che l’accoglimento della richiesta del massofisioterapista non possa implicare una automatica e immediata sua iscrizione al terzo anno di laurea. L’Ateneo, difatti, deve “apprezzare” l’esperienza abilitante dell’istante rispetto a quella meramente formativa e, così, valutarne il relativo precorso preuniversitario al fine dell’iscrizione al corretto anno di laurea. E se ciò preclude la necessità del previo superamento del test d’ingresso al corso di laurea (posto che il conseguimento del titolo stesso di massofisioterapia attesta la predisposizione del candidato per la disciplina in oggetto), ciò nondimeno l’assenza di un qualsivoglia diritto individuale all’ammissione diretta al terzo anno ben potrà portare ad una iscrizione ad un diverso anno di laurea.

Quanto sopra, evidentemente, così come ritiene l’orientamento minoritario, in un’ottica finalizzata a garantire la parità di trattamento tra i soggetti quanto all’iscrizione al corso di laurea e, quindi, ad avvalorare un meccanismo (quello appunto della “riconversione creditizia”) che non permetta al massofisioterapista post ’99 un accesso “privilegiato” al percorso universitario. Pur vero quanto sopra, è evidente come, allo stato, lo stesso fatto preclusivo dell’automatica iscrizione al terzo anno non possa risultare sufficiente al raggiungimento di un “equilibrio di sistema” in assenza di una regolamentazione dello stesso potere discrezionale degli Atenei che individui, con precisione e chiarezza, i criteri di valutazione dei diplomi al fine della loro riconversione ed il tutto, comunque, compatibilmente con la stessa verifica di disponibilità di posti al fine di evitare che il meccanismo della “riconversione creditizia” diventi, così come evidenziato dal Tar Liguria, un sistema a favore di coloro che, consapevolmente, si propongono di aggirare sistematicamente il numero chiuso previsto per il corso di laurea in ragione della prevista e legittima possibilità di “conversione” del titolo acquisito. 

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