Tecnopatie nel ciclismo

UGO DEMARIA
Fisioterapista Osteopata,
Team AG2R La Mondiale,
Ciclismo Pro Tour, Francia

Il movimento in bicicletta è sano e poco traumatico, ma se eseguito in maniera non corretta può diventare dannoso. Trattandosi di un movimento che avviene in una posizione non del tutto naturale, eventuali errori nel posizionamento sulla bicicletta possono causare processi flogistici o alterazioni strutturali.

L’innesco patologico spesso non è causato solo da un trauma diretto (caduta), facile da scoprire perché legato a un evento straordinario, ma è spesso determinato da micro-traumatismi di piccola entità imposti dalle continue sollecitazioni di un gesto errato. Uno stimolo continuo, di per sé innocuo, se ripetuto migliaia di volte può creare uno stimolo infiammatorio che, se persiste nel tempo, danneggia gravemente le strutture implicate. Queste “tecnopatie” sono tipiche degli sport ripetitivi, come nel tennis l’epicondilite, ma anche delle situazioni lavorative in cui la struttura osteoarticolare è “costretta” in situazioni posturali errate, come per esempio lavorare molte ore al computer, con le gambe accavallate, ecc.

I più colpiti, tornando al ciclismo, non sono i professionisti, anche se svolgono attività molto intense, perché sono seguiti da tecnici che diminuiscono le possibilità di errore. Al contrario sono le categorie amatoriali le più colpite: pensiamo agli atleti che si avvicinano al ciclismo in tarda età, commettendo alcune volte errori di posizionamento in bici grossolani.

È d’obbligo innanzitutto prestare molta attenzione alla colonna vertebrale del ciclista. La posizione tipica nel ciclismo obbliga un avvicinamento dei corpi vertebrali anteriormente, appiattendo le curve lombari e dorsali. Il tratto cervicale è soggetto a un incremento della curvatura fisiologica per il mantenimento dell’orizzontalità dello sguardo. Tale situazione, se non ben gestita, può sfociare in situazioni patologiche anche importanti.

Considerando che in campo riabilitativo il corpo è considerato un insieme organico di strutture e funzioni, le une dipendenti dalle altre, è facile capire che una disfunzione in un punto crea una catena di compensi, che possono coinvolgere tutta la struttura manifestando sintomi anche a distanza.

Nel caso del ciclista è di grande aiuto un esame clinico posturale.

ESAME CLINICO POSTURALE

Questo esame può essere costituito da vari test, che servono a cercare e individuare la lesione primaria.

Di solito utilizzo test semplici e che non richiedono particolare strumentazione (generalmente si lavora in una camera di hotel). Test affidabili, rapidi e semplici sono la verticale di Barrè, il test dei pollici associando un’osservazione dell’appoggio podalico e mirate palpazioni vertebrali e muscolari. Quando è possibile, è utile osservare l’atleta durante il gesto atletico, magari dall’ammiraglia, per valutare direttamente la postura in bici e durante la dinamica della pedalata.

Se durante i test si riscontrano anomalie disfunzionali occorre normalizzarle con tecniche adeguate.

TECNICHE CORRETTIVE

Le manovre correttive devono sempre essere svolte dopo adeguata preparazione dei tessuti, con esercizi di allungamento e detensione muscolare, molto utile la massoterapia decontratturante.

Le micromanipolazioni, in particolare del tratto cervicale, sono indicate (la posizione in bici provoca un notevole aumento della lordosi cervicale).

Ormai in tutti i team pro tour lavorano a tempo pieno varie figure per il benessere e la prevenzione di tali patologie. Le problematiche provocate da eventi traumatici e atteggiamenti posturali errati sono ormai evento raro, grazie all’inserimento nell’organico dei team di varie figure professionali. Fisioterapisti e osteopati oggi affiancano nel lavoro massaggiatori e direttori sportivi, facendo sì che la “macchina umana” non abbia problemi e renda al massimo.

Durante la preparazione invernale e anche durante la stagione agonistica risultano utili nel ciclismo le tecniche riabilitative basate sull’allungamento muscolare. Personalmente uso tecniche di RPG per allungare la catena anteriore. La posizione in bici protratta per molte ore crea un adattamento con accorciamento dei muscoli psoas e difficoltà nella respirazione diaframmatica; per evitare questi disturbi trovo utile trattare periodicamente gli atleti con questo tipo di tecniche.

Il ciclismo è uno sport bellissimo e gli atleti che vogliono arrivare ad alti livelli devono avere costanza, metodo e spirito di sacrificio, quindi devo riconoscere che sono quasi tutti ragazzi gentili e intelligenti con cui si lavora molto bene. L’unico problema è che ormai in Italia non abbiamo più team pro tour, quindi un fisioterapista che desidera lavorare in questo mondo deve necessariamente contattare un team estero.

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