Sport e deformità vertebrali

VALENTINA PREMOLI
Dr.ssa in Fisioterapia ISICO (Istituto Scientifico Italiano Colonna vertebrale)

Nella pratica quotidiana di un fisioterapista può succedere facilmente di trovarsi di fronte a adolescenti con deformità vertebrali, come scoliosi idiopatica adolescenziale o ipercifosi. Se non ci occupiamo in prima persona di deformità vertebrali, sicuramente abbiamo tra i nostri pazienti tanti genitori che, osservando le schiene dei propri figli, vengono assaliti da mille dubbi.

Uno dei dubbi più frequenti riguarda la pratica di attività sportiva da parte degli adolescenti in relazione alla possibile insorgenza o al possibile aggravamento delle deformità vertebrali.

Ad oggi la letteratura non ha approfondito in modo specifico questo tema, anche se negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi studi che ci danno elementi sufficienti per affrontare questi eterni dilemmi: far fare sport oppure no ai ragazzi con scoliosi o ipercifosi? Se sì, quali sport consigliare? Ci sono sport che curano la scoliosi e/o l’ipercifosi?

FAR FARE SPORT OPPURE NO AI RAGAZZI CON SCOLIOSI O IPERCIFOSI?

La risposta a questa domanda è: non abbiamo alcun motivo per vietare l’attività sportiva agli adolescenti con deformità vertebrali, stiano loro seguendo un trattamento conservativo (esercizi o esercizi e corsetto) o meno. Le linee guida SOSORT (Society on Scoliosis Orthopedic and Rehabilitation Treatment) del 2011 [1] sottolineano i numerosi benefici derivanti dalla pratica sportiva:

  • miglioramento della funzionalità muscolare;
  • miglioramento della funzionalità cardiorespiratoria;
  • mantenimento di una buona articolarità;
  • miglioramento della coordinazione neuromotoria;
  • vantaggi psicologici: sentirsi parte di un gruppo o di una squadra aiuta gli adolescenti nell’accettazione della patologia e della terapia.

Le stesse linee guida SOSORT però specificano che, nonostante i numerosi benefici, lo sport non può essere considerato un trattamento. Nel momento in cui, quindi, viene accertata e diagnosticata una deformità vertebrale e si ritiene necessario procedere con un trattamento riabilitativo, non è corretto prescrivere solo la pratica di uno sport, qualunque esso sia, ma deve essere prescritto un trattamento specifico composto da esercizi e/o corsetto, in associazione alla pratica di uno sport. L’importanza di questa combinazione è supportata da uno studio che ha messo a confronto un gruppo di pazienti con SIA (scoliosi idiopatica adolescenziale) trattati con un protocollo conservativo (esercizi e/o corsetto) e un gruppo di pazienti che ha aggiunto l’esecuzione di uno sport allo stesso protocollo conservativo. I risultati migliori sono stati registrati nel secondo gruppo, soprattutto per i pazienti che indossavano un corsetto.

Quello che è stato dimostrato essere importante non riguarda tanto la scelta tra una disciplina sportiva e l’altra, ma la loro modalità di esecuzione in termini di qualità e quantità. Spesso ci si approccia all’attività fisica con carichi molto intensi, che possono innescare meccanismi di degenerazione articolare e quindi dolore, non solo a carico della colonna vertebrale ma anche delle altre articolazioni. Proprio il dolore è un importante campanello di allarme che ci avvisa che abbiamo superato il limite di carico, ma spesso i giovani atleti si trascurano o nascondono i propri disturbi, erroneamente convinti che un periodo di riposo o di riduzione dei carichi possa nuocere alle loro performance competitive.

In caso di patologie a carico della colonna vertebrale è importante integrare l’attività sportiva con un adeguato trattamento specifico che preveda l’esecuzione di esercizi di stabilizzazione del rachide. Tale trattamento deve prevedere anche un intervento cognitivo-comportamentale con l’obiettivo di insegnare ai ragazzi ad ascoltare i segnali del proprio corpo, spiegando loro che a volte può essere necessario ridurre un po’ i carichi o le sessioni di allenamento, ma che si tratta di provvedimenti temporanei e che, una volta ristabilita la normale condizione fisica, tutto tornerà come prima.

QUALI SPORT CONSIGLIARE?

Entriamo un po’ più nello specifico di quegli sport che più spesso, per motivi differenti, vengono associati alle deformità vertebrali.

NUOTO

Il nuoto è da sempre considerato l’attività sportiva per eccellenza quando si parla di colonna vertebrale, sia per il mal di schiena che per le deformità vertebrali. Molti medici specialisti lo consigliano, altri addirittura lo prescrivono come terapia per la scoliosi. La motivazione più ricorrente è quella dell’assenza di gravità in acqua: la forza di gravità è un elemento negativo per la scoliosi e quindi, secondo questi medici, uno sport in assenza di gravità è preferibile rispetto ad altri. Ma è vero?

Molti studiosi sono concordi nell’affermare che la gravità ha un ruolo negativo e proprio per questo, dal punto di vista riabilitativo, sarà fondamentale allenare i muscoli antigravitari e questo in acqua è più difficile. Sono infatti gli sport in carico che ci costringono a vincere la forza di gravità e quindi che contribuiscono a rinforzare la colonna.

Uno studio recentemente pubblicato [2], che ha messo a confronto un gruppo di nuotatori agonisti (4-5 allenamenti a settimana per 2-3 ore ciascuno) e un gruppo di studenti che praticava sport a livello amatoriale o non lo praticava proprio, ha evidenziato come il nuoto non curi la scoliosi. Anzi, dal punto di vista posturale il nuoto può indurre un collasso posturale perché allena soprattutto la muscolatura degli arti, essendo praticato in scarico. Inoltre, se condotto a livello agonistico, può provocare mal di schiena a causa dei carichi intensi. Il nuoto praticato a livello agonistico, quindi, può essere negativo sia per la scoliosi che per l’ipercifosi.

L’obiettivo di questo studio non è quello di sconsigliare il nuoto a tutti coloro che hanno problematiche legate alla colonna vertebrale, ma quello di affermare che il nuoto non è più da considerare una panacea per tutti i mali.

TENNIS

Al contrario del nuoto, il tennis è sempre stato in cima alla lista degli sport sconsigliati in presenza di patologie vertebrali. Questo perché il tennis è uno sport asimmetrico e da sempre l’idea comune è quella che una stimolazione muscolare prevalente da un lato piuttosto che dall’altro può favorire l’insorgenza della scoliosi.

Anche questa credenza è stata sfatata da uno studio [3] che ha messo a confronto un gruppo di giocatori di tennis a livello agonistico e un gruppo di giocatori a livello amatoriale, dimostrando come questo sport non sia né causa di insorgenza né causa di peggioramento della scoliosi.

DANZA, GINNASTICA ARTISTICA, GINNASTICA RITMICA

Questi sport fanno parte di quel gruppo di attività considerate altamente mobilizzanti. L’ipermobilità crea un terreno fertile per la progressione della scoliosi ed è per questo che spesso la danza e la ginnastica artistica e ritmica vengono sconsigliate o addirittura considerate la causa d’insorgenza della deformità vertebrale.

In effetti diversi studi presenti in letteratura ci suggeriscono che la percentuale di prevalenza di scoliosi nei gruppi di ballerine e ginnaste agoniste è maggiore rispetto ai gruppi di controllo [4-5].

Questi dati però meritano una riflessione. Da una parte è vero che sia la danza che la ginnastica artistica e ritmica svolte a livello agonistico richiedono lunghe e pesanti sessioni di allenamento, con carichi asimmetrici a livello della colonna, determinando lassità articolare e ritardo nella maturità ossea. Dall’altra parte però non si può non considerare il fatto che una ballerina o una ginnasta diventa un’agonista perché possiede delle caratteristiche fisiche particolari, tra cui l’iperlassità articolare. A questo punto è difficile determinare quanto siano le caratteristiche naturali o le caratteristiche acquisite attraverso la pratica sportiva a influenzare maggiormente l’insorgenza e/o il peggioramento della scoliosi.

SPORT E CORSETTO

È possibile proseguire la propria attività sportiva anche qualora la terapia della scoliosi richieda l’uso di un corsetto rigido ed è vivamente consigliato l’inizio di uno sport se già non lo si pratica. Lo sport può essere eseguito con o senza corsetto in considerazione di diversi fattori:

  • ore di libertà dal corsetto: l’attività fisica, anche se importante, non giustifica la riduzione delle ore di indossamento del corsetto; quindi, in base alle ore di libertà disponibili e alla durata dell’allenamento, si valuterà se effettuare lo sport con o senza corsetto;
  • tipo di attività fisica: il nuoto, ad esempio, poiché svolto in acqua, deve essere fatto necessariamente senza corsetto. Altri tipi di sport, come i salti dell’atletica, sono caratterizzati da gesti atletici difficilmente eseguibili con il corsetto; spesso però la prima parte dell’allenamento (riscaldamento) può tranquillamente essere svolto con il corsetto;
  • qualità del corsetto: il corsetto deve essere confortevole e deve essere costruito in modo tale da permettere il movimento di tutti e quattro gli arti e del bacino.

Abbiamo dati confortanti che ci confermano che la percentuale di abbandono dell’attività sportiva dopo l’arrivo del corsetto è bassissima.

CONCLUSIONI

Possiamo concludere che lo sport non è una terapia ma, grazie ai suoi benefici, è considerato un elemento che ben completa la terapia specifica per le deformità vertebrali, anche in presenza di corsetto. Non ci sono attività sportive da preferire rispetto ad altre. Anche quegli sport che ci mettono un po’ più a rischio non sono da evitare completamente. Tutto dipende dalla quantità – uno sport a livello amatoriale non ha effetti negativi – e dall’impostazione di un trattamento specifico adeguato che, lavorando sulla stabilità della colonna, metta il paziente al riparo da possibili rischi.

Bibliografia

  1. Negrini Set al. Scoliosis.2011 SOSORT guidelines: Orthopaedic and Rehabilitation treatment of idiopathic scoliosis during growth. 2012 Jan 20;7(1):3.
  2. Zaina F, Donzelli S, Lusini M et al.Swimming and spinal deformities: a cross-sectional study. J Pediatr. 2015 Jan;166(1):163-7.
  3. Zaina F, Donzelli S, Lusini M et al.Tennis is not dangerous for the spine during growth: results of a cross-sectional study. Eur Spine J. 2016 Sep;25(9):2938-44.
  4. Tanchev PIDzherov ADParushev AD et al. Scoliosis in rhythmic gymnasts. Spine (Phila Pa 1976).2000 Jun 1;25(11):1367-72.
  5. Zaina F, Donzelli S, Romano M, Negrini S. Prevalence and predictors of adolescent idiopathic scoliosis in adolescent ballet dancers.Arch Phys Med Rehabil. 2015 Jun;96(6):1181.

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