La scoliosi dell’adulto

MASSIMILIANO VANOSSI, LORENZA VALLINI
Fisioterapisti ISICO (Istituto Scientifico Italiano Colonna vertebrale)

La scoliosi è una patologia che colpisce le vertebre modificando progressivamente la loro forma nei tre piani dello spazio [1].

Questo evento patologico può manifestarsi in diverse fasi della vita, da quella infantile sino a quella senile. La scoliosi dell’adulto può derivare da un peggioramento della deviazione già presente nelle precedenti fasi di sviluppo oppure può comparire come prima volta proprio in età adulta. In questo caso la scoliosi è definita “scoliosi degenerativa de novo”.

La maggior parte delle volte la distinzione tra le due condizioni è di facile deduzione, in quanto il paziente riferisce in anamnesi il periodo adolescenziale come momento di diagnosi. Quando la diagnosi avviene in età adulta, invece, risulta difficile differenziare il momento d’insorgenza della patologia, a meno che il paziente non presenti radiografie della colonna eseguite nelle prime due decadi della vita. Quindi, in sintesi, è possibile affermare che la scoliosi dell’adulto può essere suddivisa in due categorie:

  • scoliosi frutto della progressiva evoluzione della scoliosi dall’infanzia o dall’adolescenza;
  • scoliosi “de novo” [2].

SEGNI E SINTOMI

In età adulta le tipiche manifestazioni possono essere un dolore del rachide, sintomi e/o segni neurologici e progressiva deformità vertebrale, la quale si manifesta con asimmetrie del tronco e con la frequente sensazione che il tronco stia cedendo da un lato o in avanti. Altra percezione che gli adulti spesso riferiscono è la diminuzione dell’altezza. Il tutto è accompagnato da una progressiva riduzione della qualità di vita, soprattutto a causa del dolore [3].

Il paziente adulto, infatti, raramente si presenta al medico per monitorare la sua schiena, se non in presenza di dolore. Sarebbe invece opportuno, per chi sa di aver avuto la scoliosi in età adolescenziale, monitorare l’andamento della curva nel tempo, a scopo preventivo. Gli studi hanno dimostrato che le curve oltre i 30° al termine della maturazione ossea, coincidente con il Risser 5, hanno un rischio di aggravamento, per tutto l’arco della vita, calcolato in 0,75-1° grado l’anno.

Per curve superiori ai 30° si parla di probabilità di progressione, stimata in uno studio con follow up di 20 anni, mentre per curve con gradi Cobb superiori ai 50° vi è la certezza della progressione.

Nelle forme più gravi possono comparire anche complicanze della funzione respiratoria [4].

EZIOLOGIA

L’eziologia della scoliosi dell’adulto, così come quella adolescenziale, è prevalentemente idiopatica. Le forme secondarie sono solitamente associate ad altre patologie. Tra queste si annoverano malattie neuromuscolari come gli esiti di paralisi cerebrali, la poliomielite, il mielo-meningocele, la miopatia o patologie dei tessuti connettivi come la sindrome di Marfan o la sindrome di Ehler-Danlos.

TRATTAMENTO

I possibili approcci terapeutici possono essere distinti in conservativo e chirurgico. In questo breve articolo tratteremo solo alcuni temi dell’approccio conservativo.

Un’ importante considerazione da fare, per chi si occupa di riabilitazione, è non cadere nella fuorviante equazione scoliosi=dolore. Diversi studi dimostrano che l’incidenza del mal di schiena nei pazienti con scoliosi è sovrapponibile a quella dei soggetti che non presentano deviazioni della colonna [5].

Il trattamento delle algie associate alla scoliosi non si differenzia da quello di soggetti con algia senza scoliosi. I due approcci differiscono nell’attenzione da porre per le particolari condizioni biomeccaniche che una deviazione del rachide presenta e per il suo rischio di aggravamento sia sul piano frontale che sagittale.

L’aumento dei gradi Cobb e il conseguente squilibrio sagittale positivo, cioè la progressiva perdita della lordosi lombare con conseguente strapiombo anteriore del tronco, è correlato alla disabilità, al dolore (Figura 1) e alla qualità di vita [6].

Due possibili obiettivi del trattamento sono: la riduzione e/o il controllo del dolore al rachide e l’arresto della progressione della scoliosi, che potrebbe essersi manifestata con il passare degli anni.

Il collasso posturale in flessione, da interpretare come ultimo stadio dell’evoluzione della scoliosi, e il controllo di altri problemi che possono insorgere, come la disfunzione respiratoria, rappresentano altri disturbi connessi alla scoliosi dell’adulto [7].

Gli esercizi specifici di fisioterapia hanno dimostrato la loro efficacia e detengono un ruolo importante nel campo del trattamento conservativo sia delle scoliosi adolescenziali, sia di quelle dell’età adulta. Uno dei possibili approcci terapeutici, che si basa su esercizi, è quello definito SEAS (Scientific Exercises Approach to Scoliosis).

Fig. 1 – Tipico atteggiamento di protezione generato dal dolore lombare.

SEAS
Il SEAS può essere tradotto in italiano come “approccio scientifico con esercizi per la scoliosi”. Una delle caratteristiche fondamentali del SEAS è il suo continuo aggiornamento, con l’utilizzo di tutte le nuove conoscenze ottenute grazie ai risultati pubblicati in letteratura scientifica. Il SEAS, quindi, è un approccio basato sull’EBM (Evidence Based Medicine) [8] e prevede scelte terapeutiche che integrino l’esperienza clinica dell’operatore sanitario, le informazioni provenienti dalla ricerca e i valori e le aspettative del paziente (Figura 2).

Fig. 2 – Schema dell’Evidence Based Medicine.

L’approccio SEAS mira al miglioramento della stabilità della colonna scoliotica attraverso esercizi che stimolano la funzione neuromuscolare per il controllo posturale del tronco durante le attività della vita quotidiana.

In presenza di scoliosi, il controllo posturale del tronco si basa sul principio dell’autocorrezione, cioè sulla capacità del soggetto scoliotico di ottenere il riallineamento migliore possibile della colonna, in modo autonomo e funzionale [9]. L’approccio SEAS si è dimostrato efficace nell’arrestare il progressivo peggioramento della deformità vertebrale [10].

Diverso è il discorso per quanta riguarda il dolore. La rachialgia, soprattutto nella sua forma cronica, è un problema difficile da affrontare e le cose si complicano ulteriormente quando si associa a una scoliosi di media o grave entità in età adulta [11]. Nella maggior parte dei casi il dolore cronico non si manifesta come una semplice manifestazione nocicettiva, ma come una sindrome che al sintomo dolore associa diverse disabilità nel corso delle normali attività della vita quotidiana, come spostarsi, piegarsi o sollevare pesi. Queste disabilità possono essere importanti o solo sfumate.

Per affrontare queste situazioni, l’approccio SEAS si basa sul concetto della terapia cognitivo-comportamentale, attuata con l’obiettivo primario di evitare l’insorgenza o di gestire la kinesifobia, cioè la paura del movimento e del dolore [12]. Una caratteristica distintiva dell’approccio SEAS è che il piano di esercizi proposti è personalizzato in funzione del singolo paziente, nel senso che l’esercizio viene testato dal terapista durante la seduta e insegnato solo se ha effetto sulla colonna del paziente.

L’effetto ricercato è quello del sollievo dal dolore senza raggiungere posizioni che comportino range articolari particolarmente ampi della colonna vertebrale. Infatti è importante porre alla base del trattamento terapeutico della scoliosi dell’adulto, così come in quella dell’adolescente, esercizi che non prevedano eccessive mobilizzazioni della colonna. Questa tipologia di esercizi, infatti, potrebbe tendere a destabilizzare ulteriormente la capacità di sostegno della colonna e a ridurre l’effettivo controllo del tronco in autocorrezione.

Bibliografia

  1. Donzelli S, Poma S, Balzarini L et al. State of the art of current 3-D scoliosis classifications: a systematic review from a clinical perspective. J Neuroengineering Rehabil 2015;12:91.
  2. Youssef JA, Orndorff DO, Patty CA et al. Current status of adult spinal deformity. Glob Spine J 2013;3:51-62.
  3. Good CR, Auerbach JD, O’Leary PT, Schuler TC. Adult spine deformity. Curr Rev Musculoskelet Med 2011;4:159-67.
  4. Pehrsson K, Bake B, Larsson S, Nachemson A. Lung function in adult idiopathic scoliosis: a 20 year follow up. Thorax 1991;46:474-8.
  5. Kostuik JP, Bentivoglio J. The incidence of low-back pain in adult scoliosis. Spine (Phila Pa 1976) 1981 May-Jun;6(3):268-73.
  6. Schwab F, Ungar B, Blondel B. Scoliosis Research Society-Schwab adult spinal deformity classification: a validation study. Spine (Phila Pa 1976) 2012 May 20;37(12):1077-8.
  7. Negrini S. (2010). Rehabilitation in adult scoliosis: introduction. Scoliosis 2010;5(1):O49.
  8. Masic I, Miokovic M, Muhamedagic B. Evidence Based Medicine – New approaches and challenges. Acta Inform Medica 2008;16:219-25.
  9. Romano M, Negrini A, Parzini S et al. SEAS (Scientific Exercises Approach to Scoliosis): a modern and effective evidence based approach to physiotherapic specific scoliosis exercises. Scoliosis 2015;10:3.
  10. Negrini A, Negrini MG, Donzelli S et al. Scoliosis-Specific exercises can reduce the progression of severe curves in adult idiopathic scoliosis: a long-term cohort study. Scoliosis 2015;10:20.
  11. Jackson RP, Simmons EH, Stripinis D. Incidence and severity of back pain in adult idiopathic scoliosis. Spine 1983;8:749-56.
  12. Wertli MM, Rasmussen-Barr E, Weiser S et al. The role of fear avoidance beliefs as a prognostic factor for outcome in patients with nonspecific low back pain: a systematic review. Spine J Off J North Am Spine Soc 2014;14:816-36.

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