L’importanza delle tempistiche in un progetto riabilitativo nell’atleta professionista (Parte 2)

MAURO BIANCHI
Dottore in Fisioterapia, Master universitario in Fisioterapia sportiva
Fisioterapista responsabile presso Società sportiva Pallacanestro Varese dal 2011

 

Questo articolo riguarda la parte conclusiva del programma riabilitativo dell’atleta che aveva subito una lieve lesione muscolare a livello del flessore della coscia, di cui avevo parlato nel n. 2 di Riabilitazione Oggi.

Ricordiamo l’anamnesi: si tratta di un atleta di 39 anni, con precedenti lesioni muscolari nella stessa sede, in passate stagioni, e con un risentimento senza lesione che lo ha tenuto precauzionalmente a riposo durante la fase di preparazione ad agosto 2016. A seguito di uno sprint improvviso ha riportato dolore acuto in sede del flessore e il referto ecografico a 24 ore ha riportato un’area edematosa di 1,5 × 1 × 0,3 cm.

Nella prima parte di questo articolo mi ero fermato alla descrizione del sesto giorno di programma in cui non si era presentato alcun feedback negativo; il lavoro di recupero prevedeva camminata veloce su treadmill in salita e lavoro in acqua che simulava lavori sport-specifici.

  • A una settimana abbiamo introdotto il lavoro a secco provato in acqua chiaramente a velocità controllate e lavori aerobici condizionanti su macchinario ellittico e bike.
  • L’ottavo giorno il giocatore si è sottoposto a controllo ecografico come stabilito dallo staff medico della squadra e lo stesso radiologo ha refertato: “Rimane una piccola area di soffusione edematosa con modesta irregolarità fibrotico-cicatriziale ripartita della lesione segnalata. Non interruzione delle fibre e assenza di ematomi”.

Clinicamente non abbiamo mai avuto, in questa prima settimana di lavoro, feedback di dolore in tutte le fasi di lavoro attivo proposte.

  • I giorni 9 e 10 la squadra era in trasferta per disputare una partita del campionato ed è stato deciso che l’atleta restasse a casa per proseguire il lavoro di recupero. In questi due giorni, in accordo con lo staff del settore giovanile della società, il ragazzo ha eseguito il lavoro da noi previsto con i fisioterapisti del settore giovanile: progressione dei carichi nei lavori a secco e lavoro di corsa su treadmill per circa 30 minuti, per un totale di lavoro di circa un’ora.
  • Al giorno 11 e 12 l’atleta è stato reinserito nella squadra per tutti gli aspetti tecnici e nei momenti di allenamento con intensità controllate o esercizi in pieno controllo; quando la squadra iniziava la parte di agonismo, il lavoro con il nostro ragazzo è proseguito a parte con il preparatore atletico, il quale aveva l’obiettivo di riportare i gesti specifici dello sport della pallacanestro a intensità massimali, per testare la tenuta dell’atleta senza i contatti fisici dati dal gioco.
  • Dal giorno 13 il ragazzo ha ripreso ad allenarsi appieno con la squadra, con l’unico accorgimento chiesto agli allenatori di assegnargli per qualche giorno delle rotazioni di recupero in più rispetto agli altri.
  • Nelle settimane seguenti, a livello fisioterapico è stato chiesto all’atleta di presentarsi 40 minuti prima dell’allenamento con la squadra per eseguire lavori di riscaldamento specifici per gli arti inferiori, in modo da essere pronto al 100% per l’inizio dell’allenamento; alla fine dell’allenamento veniva eseguito un massaggio decontratturante.

Quello che ho riportato è esattamente quello che abbiamo affrontato come staff medico-riabilitativo nel percorso di recupero dell’infortunio presentato.

Ovviamente questo livello di affiatamento e comunicazione tra me, i medici e il preparatore è qualcosa che non nasce in poco tempo né tantomeno è scontato. Alla base di tutto c’è una preparazione e una conoscenza degli argomenti alla pari per tutti noi; sarebbe impossibile altrimenti comunicare se tutti non parlassimo lo stesso linguaggio scientifico. Inoltre per noi è molto importante condividere un costante e quotidiano aggiornamento sui feedback che reputiamo degni di nota, sia rilevati da noi sia, soprattutto, quelli riportati dall’atleta infortunato.

È fondamentale in tutto questo percorso che le diverse figure impegnate nella riabilitazione dell’atleta rimangano unite e partecipino attivamente al conseguimento degli obiettivi per poter fornire risposte coerenti e condivise a quanti, in momenti diversi della giornata, chiedono aggiornamenti sui risultati.

Capita infatti che il general manager della squadra, per esempio, incontra me nei corridoi un giorno e mi chiede notizie; il giorno dopo incontra il preparatore nel parcheggio e la sera contatta il medico per telefono. Immaginate il livello di confusione se ognuno di noi, che lavoriamo allo stesso problema, fornisse informazioni distorte o con dei tagli personali. Ne andrebbe di mezzo sia la credibilità dei singoli, sia soprattutto il lavoro di team che sta alla base del successo di qualsiasi programma di recupero che come professionisti siamo chiamati a portare a termine al meglio e nel minor tempo possibile.

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