L’importanza delle tempistiche in un progetto riabilitativo nell’atleta professionista

Freepik - https://it.freepik.com/foto-gratuito/giocatore-di-basket-ferito_1189198.htm

MAURO BIANCHI
Fisioterapista, Master universitario in fisioterapia sportiva
Fisioterapista responsabile presso Società sportiva Pallacanestro Varese

Questo articolo nasce dalla mia personale esperienza maturata in diversi anni di professionismo nel mondo del basket e ci tengo a condividerla con i Colleghi.

Molte volte nel corso del nostro lavoro ci troviamo a trattare atleti – professionisti e non – per dolori muscolo-scheletrici e, il più delle volte a seguito di un’analisi iniziale, impostiamo un trattamento in base al nostro background di conoscenze in terapia manuale e a seconda del numero di trattamenti giungiamo al nostro obiettivo di ristabilire una condizione fisiologica di non dolore e funzionalità.

Altre volte invece ci troviamo a rieducare un infortunio che, a seguito di un trauma, ha portato il nostro atleta a un periodo di stop. Nel corso dei miei primi anni di lavoro ho seguito sempre le indicazioni del medico di riferimento e poi ogni giorno navigavo “a vista”, seguendo di volta in volta il sintomo dell’atleta e in base a quello mi sono sempre poi regolato sul da farsi.

Questo modus operandi è sicuramente valido e non inficia la qualità del nostro lavoro; nel corso del tempo, sempre parlando come staff sportivo professionistico, mi sono dovuto scontrare molte volte con diversi fattori che mi hanno poi messo in posizioni un po’ scomode.

Faccio riferimento a un punto chiave all’interno di un programma di recupero di un atleta professionista, ossia la stima del rientro in campo.

COME STIMARE I TEMPI DI RECUPERO

In molti casi l’esperienza ci porta ad essere ottimisti, altre volte invece troppo pessimisti. Questo si traduce a livello macroscopico di squadra in un’errata programmazione che può portare anche a inficiare il risultato di una competizione.

Per esempio, se come staff comunichiamo ai tecnici che il nostro infortunato sarà presente in campo per la gara tra due settimane, è ovvio che quella gara sarà, giustamente, preparata in un certo modo con certe strategie e con tempi di impiego dei singoli giocatori ben determinati.

È qui, su questo punto, che possono nascere i problemi; se un giocatore recupera prima del tempo fissato può anche andare bene, alla peggio verrà poco utilizzato quando invece avrebbe potuto giocare molto di più. Questo scarso impiego potrebbe ripercuotersi però sulla gara. Viceversa se i tecnici pianificano una partita e dei minutaggi, e l’atleta non è in grado poi di sopportarli, beh… anche qui abbiamo commesso un errore di valutazione che può ripercuotersi sulla gara.

Tra i due casi, è sicuramente meglio trovarsi nel primo piuttosto che nel secondo perché non stiamo mettendo a rischio la salute di nessuno.

L’aspetto fondamentale rimane sempre la costante e quotidiana comunicazione tra staff medico e tecnico.

Come staff discutiamo dell’accaduto, eseguiamo le analisi del caso su quello specifico atleta, ci rapportiamo a tempi medi di recupero conosciuti e poi stendiamo il nostro programma tenendo sempre conto che più è lungo il recupero e più sarà necessario un rientro graduale. Questo sia per salvaguardare i tessuti danneggiati sia per il condizionamento aerobico che sappiamo calare nell’arco di poco tempo. Prima di decidere una gara in cui “consegnare” il nostro atleta, ci assicuriamo che abbia sostenuto almeno un paio di allenamenti ad alta intensità agonistica proprio per simulare l’eventuale tenuta nella competizione.

Caso clinico

Riporto un esempio capitato, purtroppo, proprio in questi giorni.

Atleta di 39 anni, sul finire dell’allenamento sente “tirare” su un allungo del campo a livello del flessore. Si ferma e ci informa che secondo lui “qualcosina” è successo. Ad agosto in preparazione era rimasto fermo per qualche giorno a causa di una contrattura fastidiosa a quel livello e due stagioni prima si era procurato una lesione muscolare.

Il mattino dopo, essendo venerdì e quindi ultimo nostro giorno utile per eseguire accertamenti prima del weekend, si decide un controllo ecografico.

Il medico referta un’area edematosa di 1,5 cm × 1 cm e 0,3 cm di spessore. Immediatamente, in accordo con il nostro staff medico, abbiamo steso il programma di recupero e di seguito riportato le tempistiche allo staff tecnico stimando un recupero completo in due settimane.

Il nostro programma di recupero prevedeva:

  • 72 ore di sole terapie fisiche e stretching passivo statico blando e indolore;
  • mattino tecarterapia e sera ultrasuoni;
  • nessun farmaco e compressione locale tutto il giorno;
  • crioterapia per almeno 3 volte al giorno per 10 minuti.

Le modalità delle sedute di tecarterapia e gli step successivi sono stati progressivi:

  • primo giorno: 30 minuti di tecar, richieste a intervalli di tempo regolari delle semplici contrazioni isometriche (indolori );
  • secondo giorno: sempre a intervalli regolari, chieste contrazioni eccentriche senza resistenza manuale (indolori) da ginocchio in flessione a 90° a 0°;
  • terzo giorno: sono state abbinate ancora contrazioni concentriche ed eccentriche senza aggiunta di carico, ma con il solo peso della gamba, risultando anche queste indolori;
  • dalla mattina del quarto giorno: una sola seduta di terapia fisica con tecarterapia (diminuendo i tempi e aumentando il lavoro attivo) e inizio del lavoro dinamico in acqua. Sono stati proposti diversi esercizi in acqua, quali camminate avanti e indietro, slanci frontali a gamba tesa, camminata calciata e nuotata con tavoletta, risultati del tutto asintomatici in quanto a dolore;
  • quinto giorno: lavoro in acqua con esercizi in progressione rispetto al giorno precedente e bike a secco con livello basso con obiettivo puramente vascolare e non di condizionamento;
  • sesto giorno: ancora lavoro in acqua in progressione e camminata su treadmill in salita per iniziare a testare eventuali dolori e avere dei feedback; ad oggi, realmente, siamo al sesto giorno del programma riabilitativo e devo consegnare questo articolo;
  • settimo giorno: la programmazione prevede lavori a corpo libero a secco, camminata veloce su treadmill, qualche minuto su bike a carico progressivo e qualche minuto su macchinario ellittico;
  • ottavo giorno: è stata pianificata l’ecografia di controllo e giorno di riposo.

Sempre che il controllo ecografico dia esito positivola programmazione prevede un paio di giorni di lavoro di condizionamento a secco graduale con il preparatore atletico sul camposimulando movimenti sport-specifici e almeno 3 giorni in cui si reinserisce progressivamente l’atleta all’interno della squadra.

Tutta quest’ultima parte è pura teoria… sperando che tutto vada secondo i piani.

Nel prossimo numero di Riabilitazione Oggi racconterò ai Lettori come si è concluso questo caso.

Be the first to comment

Leave a Reply