I fondamenti del lavoro del fisioterapista nel calcio

SEBASTIANO NELLO GENOVESE

È importante prendere in considerazione altri aspetti fondamentali nel lavoro con gli atleti come l’alimentazione, i vari tipi di massaggio e le medicazioni delle piccole lesioni, oltre ovviamente alle metodiche fisioterapiche preventive e di riabilitazione.

CENNI DI ALIMENTAZIONE

È opportuno che il fisioterapista abbia delle minime cognizioni di alimentazione sia per non risultare impreparato alle domande dei giocatori e dello staff, sia per le ripercussioni che una nutrizione scorretta può apportare al fisico e quindi alle performance atletiche. Nel mondo del calcio – ma non solo – tutti si ritengono esperti di medicina e alimentazione con concezioni superate e vecchie.

Colazione
Prima della gara: evitare latte, cioccolata, croissant, nutella, burro, cibo salato. Consentiti caffè (il caffè rientra tra gli alimenti a rischio “doping” ma solo oltre le 12 tazzine), tè, succhi di frutta, spremute, pane, marmellata, biscotti secchi, crostata, ciambelle, frutta in genere.
Stesso discorso vale per lo spuntino pre-gara in caso di notturna.

Menù pre-gara
Entrata di verdure cotte e crude, pasta in bianco o al pomodoro, grana, prosciutto o bresaola, crostata; il tutto senza cipolle o aglio. Acqua minerale possibilmente liscia (l’acqua gassata va bene lo stesso).

Menù post-gara
Verdure miste, pasta o riso, carne o pesce, gelato o un dolce non troppo pesante per la digestione, frutta.
Nota: nel calcio esistono “tradizioni” a mio parere inconcepibili, ad esempio la squadra deve mangiare il più velocemente possibile, oppure il pane va servito solo con il secondo. In serie A alcuni giocatori durante la gara vogliono l’acqua gassata, altri a pranzo prima della partita bevono una nota bevanda molto gassata a base di cola. Vi consiglio di non stare neanche a discutere con i mister su queste cose: assecondateli e basta.

Integratori
Nel professionismo gli integratori vengono indicati dal medico sociale, i fisioterapisti non devono mai prendere iniziative perché l’elenco delle sostanze dopanti è lunghissimo.
Nel dilettantismo limitatevi agli integratori da banco che chiunque può acquistare in farmacia.

MASSOTERAPIA

Controindicazioni totali:

Controindicazioni parziali:

Dal greco massein che significa “impastare, modellare”, la massoterapia è la più antica forma di terapia fisica, utilizzata nel tempo da differenti civiltà per alleviare dolori e decontrarre la muscolatura allontanando la fatica. Oggi trova spazio all’interno della fisioterapia, della medicina alternativa e nei trattamenti estetici. Esistono infatti diversi tipi di massaggi, con differenti finalità: distensivi, muscolari, sportivi, antidolore, drenanti, anticellulite.

Nello sport la massoterapia è la tecnica base ed è di fondamentale importanza conoscerla in tutti i suoi aspetti. Il mio consiglio è il seguente: mettevi in due e provate e provate sino allo sfinimento!

Tecniche

  • Sfioramento, ossia far scivolare il palmo o il polpastrello sulla pelle.
  • Sfregamento, ottenuto aumentando la pressione rispetto allo sfioramento, è la manovra più importante in quanto precede e segue ogni altra manovra.
  • Impastamento, ovvero il movimento che fanno i fornai per impastare il pane.
  • Frizione, che consiste in una pressione da associare a movimenti circolari o diversi.
  • Pressione, cioè la compressione della pelle con il palmo della mano usando il peso del proprio corpo.
  • Vibrazione, ossia la pressione unita a un movimento oscillatorio, che produce un effetto stimolante.
  • Percussione, cioè una sequenza di colpi dati con il palmo o con il pugno chiuso; induce un effetto stimolante e tonificante.

Non trascurate la conoscenza e la pratica di questa terapia: ricordate che è quella più richiesta dagli atleti i quali amano gli impastamenti profondi e prolungati.

Tecniche complementari di massoterapia

MTP (massaggio trasverso profondo)

Questa tecnica è stata studiata e protocollata da un medico inglese, James Cyriax.

Il ragionamento clinico alla base del MTP è che nelle lesioni tendinee, muscolari o legamentose parziali, in cui non c’è stata la completa interruzione di continuità del tessuto, la totale immobilità ha effetti sfavorevoli sul decorso del processo di riparazione, e ciò può contribuire a rendere più lenta la guarigione funzionale del tessuto leso e cronicizzare in tal modo la lesione. Con il MTP si perseguono diversi obiettivi:

  • Attraverso la mobilizzazione perpendicolare rispetto alla direzione delle fibre che formano la struttura interessata, si rompe o si inibisce la formazione delle aderenze cicatriziali (cross-links).
  • Si mantiene la mobilità nella struttura interessata dalla lesione/infiammazione, in modo da prevenire la formazione di adesioni, e ottimizzare così la qualità e la funzionalità della cicatrice ripartiva.
  • Si produce iperemia traumatica, la quale stimola e aiuta il processo di riassorbimento e rimodellamento dei metaboliti, trigger del dolore.
  • Si stimolano i meccanorecettori, i quali producono una scarica afferente di modulazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale (gate control).
  • Si ottiene un movimento precoce del tessuto alterato.

La specificità dell’intervento si raggiunge grazie alla direzione di trattamento data al MTP, eseguita in maniera trasversale rispetto alla direzione delle fibre tissutali della struttura connettivale su cui si sta interagendo. Praticato con le dita della mano o con ausili complementari, il MTP si usa soprattutto per trattare le aderenze, le fibrosi e le patologie tendinee. Individuato il punto da trattare si esegue il massaggio, che va praticato con la punta di un dito, solitamente il dito indice rinforzato dal medio, effettuando un movimento di “va e vieni” che deve avvenire sempre in senso trasversale all’orientamento delle fibre della struttura anatomica lesa, senza provocare frizioni sulla cute. La pressione va esercitata regolando il peso del corpo sul punto da trattare.

Il MTP agisce principalmente tramite questi meccanismi:

  • attraverso la mobilizzazione perpendicolare rispetto alla direzione delle fibre che formano la struttura interessata, rompendo o inibendo la formazione delle aderenze cicatriziali (cross-links);
  • attraverso l’iperemia locale si aumenta la velocità di eliminazione delle sostanze infiammatorie;
  • la forte stimolazione dei meccanocettori inibisce la trasmissione del dolore (gate control).

La logica che sta dietro a questa proposta terapeutica è che nelle lesioni tendinee, muscolari o legamentose parcellari, in cui non c’è stata la completa soluzione di continuità dei tessuti, l’immobilità assoluta non ha effetti favorevoli sul decorso della malattia, ma anzi può contribuire a rallentare la guarigione e cronicizzare la lesione. Nella fase acuta e poi in quella cronica, infatti, i fibroblasti hanno una notevole capacità proliferativa in seguito a stimoli lesivi di vario tipo: nel giro di 48 ore, infatti, il loro numero aumenta esponenzialmente e non diminuisce prima di 21 giorni.

Movimenti passivi delicati non sono in grado di distaccare le fibrille che si formano nella direzione fisiologica, ma prevengono la loro adesione in sedi anormali. Il fatto che le fibrille si depositino in tutte le direzioni subito dopo l’insulto traumatico spiega perché si propone di iniziare il movimento il più precocemente possibile. Infatti, il rischio che si corre è di vedere insorgere una cicatrice densa e con molte aderenze, le quali dopo lesioni abbastanza estese potrebbero produrre periodi dolorosi molto lunghi.

Tecnica: il dito del terapista viene posizionato nel punto esatto in cui risiede la lesione e friziona con adeguata pressione in senso perpendicolare alla direzione principale delle fibre del tessuto interessato dalla lesione. È di fondamentale importanza l’assoluta precisione nella scelta della zona da massaggiare. Oltre alla frizione trasversale si può praticare una frizione circolare, prendendo il tendine con la parte palmare del pollice da un lato e dell’indice dall’altro, e applicando la pressione in senso circolare. Eseguendo queste frizioni il fisioterapista può trovare un grumo o un punto particolare nel quale il tendine è sensibile. Con questa tecnica si riesce ad evitare che, nel tessuto fibroso leso, possa generarsi un’infiammazione che si autoperpetua.

Massaggio connettivale

Controindicazioni:

  • febbre o influenza in fase acuta
  • problemi cardiaci gravi
  • indigestione
  • diarrea
  • vomito
  • infiammazioni cutanee evidenti
  • bruciature.

Elisabeth Dicke, nel 1929, a seguito di una malattia di cui soffriva da tempo, rischiava l’amputazione di un arto inferiore; casualmente si praticava delle manovre di trazione cutanea in zona lombosacrale e in breve tempo l’arto riprese la sua normale circolazione. Scoprì in questo modo l’esistenza di metameri che agivano in maniera riflessa sulla cute e sugli organi interni.

Tecnicala tecnica di massaggio connettivale consiste in pressioni e trazioni della cute con i polpastrelli del terzo e quarto dito, dapprima effettuate lievemente, poi aumentando gradualmente l’intensità. Ogni seduta inizia e termina sull’osso sacro e prevede, indipendentemente dal problema da risolvere, alcuni movimenti standard suddivisi in piccola e grande costruzione.

Il massaggio connettivale, per il suo effetto sul sistema nervoso neurovegetativo, porta a uno stato di rilassatezza e va quindi praticato quando l’atleta è libero da impegni e ha la possibilità di riposare dopo il trattamento.

Con questa tecnica di massaggio si assiste alla normalizzazione della tensione elastica e alla scomparsa di ogni reazione anomala dei tessuti.

MEDICAZIONI

La medicazione serve a favorire la guarigione di ferite superficiali che non richiedono l’intervento di punti di sutura.

Materiali: guanti sterili, garze sterili, cerotti medicati, disinfettante (es. Betadine), acqua ossigenata, pomate antibiotiche o cicatrizzanti.

Procedura: infilare i guanti sterili, lavare la ferita con acqua ossigenata, asciugare, disinfettare, eventualmente spalmare con pomata la ferita (soprattutto le abrasioni superficiali), posizionare un cerotto medicato sterile sulla ferita. Nota: nel caso di competizione o allenamento con garza sulla ferita è opportuno cospargere il cerotto con vasellina.

Procedura di posizionamento di sterilstrip: gli sterilstrip sono dei cerotti di carta ad alto potere adesivo che servono a sostituire, ovviamente in caso di piccole ferite, i punti di sutura. È necessario indossare i guanti sterili, eliminare dalla cute eventuali peli o capelli, lavare la ferita con acqua ossigenata, disinfettare, asciugare bene la ferita, unire i lembi di cute ed applicare gli sterilstrip, chiudere con un cerotto

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