I fondamenti del lavoro del fisioterapista nel calcio

SEBASTIANO NELLO GENOVESE

Cenni storici
La figura del fisioterapista nei team sportivi è di recente acquisizione, infatti è stata inserita negli staff tecnici dei team professionistici e dilettantistici solo da pochi anni.
Purtroppo il background è un disastro: nelle squadre era presente un massaggiatore o “masseur” tuttofare, senza un titolo di studio ad hoc (anzi spesso autodidatta), dove la prestazione terapeutica si limitava al classico massaggio, agli impacchi antinfiammatori con sostanze “della nonna”, tipo grasso del maiale, bianco d’uovo, bagni con acqua e sale. Il massaggiatore si occupava inoltre della raccolta degli indumenti, del lavaggio delle maglie, di mettere la sveglia ai giocatori, di controllare le stanze, era insomma un tuttofare.
La FIGC ( Federazione Italiana Giuoco Calcio) istituì delle scuole di pochi mesi per la formazione della figura del massaggiatore sportivo, ma la situazione cambiò di poco, anzi incrementò il fenomeno dell’abusivismo.
Vorrei però chiarire una cosa: conosco massoterapisti, cioè quei professionisti che hanno alle spalle 2-3 anni di studio, bravissimi nella riabilitazione sportiva, che ritengo debbano essere rispettati dai fisioterapisti anche perché, allo stato attuale in Italia, sono gli operatori più diffusi nei team professionistici di calcio.
Spesso vi troverete a fare cose contro la vostra volontà o che non vi competono o che non vorrete fare. Quindi, ragazzi, armatevi di pazienza e recepite quello che sto per dirvi.

TEAM DILETTANTISTICI

Paradossalmente chi lavora in un team dilettantistico ha più responsabilità di chi lavora nel professionismo, perché mentre in quest’ultimo si è attorniati da medici, consulenti, con una diagnostica immediata, nei piccoli club devi fare tutto tu, quindi spesso e illegalmente anche delle diagnosi. Pertanto il sistema migliore per cavarsela nei primi tempi, cioè quando non si ha la necessaria esperienza, è il seguente:

  • P.R.I.C.E. (Protection, Ice, Compression, Elevation) in prima battuta;
  • non sbilanciarsi mai con la prognosi ma prendere tempo;
  • in caso di qualsiasi dubbio (mi riferisco a sospette lesioni capsulo-legamentose articolari) inviare il paziente dall’ortopedico;
  • nei forti traumi e di tibio-tarsica accompagnare sempre l’atleta al pronto soccorso per l’esecuzione di una Rx.

Gli infortuni più frequenti sono le lesioni muscolari: regolatevi per la prognosi secondo la tabella che illustreremo più avanti.

Sappiate che è la norma che i giocatori si facciano visitare o curare anche da altri; non vi offendete, non ne vale la pena, dopo tutto pensate che è un diritto di ogni essere umano quello di farsi curare da chi gli dà fiducia.

Evitate di parlare con i vari dirigenti che bazzicano negli spogliatoi, siate sempre vaghi. L’unico a cui dovete rispondere è il “Mister”, che in un team di calcio possiede pure lo “ius primae noctis”: è il re incontrastato ed assoluto.

La riabilitazione e la gestione dell’infortunio compresa la prognosi sono compiti nostri, quindi il lavoro in un team dilettantistico rappresenta una nave-scuola per il fisioterapista.

Ricordatevi che il nostro obiettivo è cercare di far riprendere l’attività sportiva il prima possibile all’infortunato.

TEAM PROFESSIONISTICI

I ruoli in un team di professionisti sono già più delineati.

Esistono diverse tipologie lavorative. La prima riguarda il fisioterapista che la domenica si siede in panchina: è una figura tra le più complete, in quanto deve possedere sia cognizioni inerenti la nostra professione ma anche nozioni di traumatologia, infortunistica e infermieristica. Interviene sempre assieme al medico subito dopo il trauma e in questo caso esiste una regola base: mai intervenire o parlare prima del medico!

Fate parlare prima lui che vi darà le indicazioni di intervento. Questo perché altrimenti andremmo ad invadere un campo delicato e di responsabilità che noi non abbiamo. Solitamente dopo il trasporto dell’infortunato a bordo campo, se l’atleta non è idoneo alla ripresa del gioco sarà affidato a un collega che provvederà, seguendo le istruzioni del medico o i protocolli di intervento, a prestare le cure del caso negli spogliatoi (Figura 1).

Fig. 1 – Linee guida per un infortunio in un team professionistico: primi step.

L’altro ruolo/tipologia lavorativa che il fisioterapista può assumere in questo settore è quella prettamente riabilitativa, cioè di gestire la riabilitazione dell’infortunato praticando molta rieducazione funzionale.

Ovviamente la completezza delle nozioni fa di un fisioterapista un professionista completo, condizione fondamentale per questo tipo di lavoro.

Terminata la riabilitazione si consegna il giocatore al preparatore atletico per la riatletizzazione (Figura 2).

Fig. 2 – Linee guida per un infortunio in un team professionistico: step finali.

MANSIONI DEL FISIOTERAPISTA IN UN TEAM PROFESSIONISTICO
Per tradizione i fisioterapisti o i massofisioterapisti sono sempre i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via.

  • Mansioni pre-allenamento: rifinitura o riscaldamento mediante massoterapia e confezionamento di bendaggi funzionali.
  • Mansioni durante l’allenamento: intervento riabilitativo sugli infortunati oppure assistenza sul campo.
  • Mansioni post-allenamento: terapie defaticanti (massaggi, stretching, terapia manuale, tecniche posturali, medicazioni, terapia farmacologica su indicazione del medico).

P.R.I.C.E. (Protection, Rest, Ice, Compression, Elevation)

P.R.I.C.E. è un acronimo inglese che sta per: Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione, Elevazione.

È il sistema di primo soccorso più utilizzato nella traumatologia sportiva ed è la prima cosa da imparare.

  • Protezione: proteggere la parte lesa (si parla di articolazioni) con un bendaggio o un tutore o uno splint onde evitare nuovi stress.
  • Riposo da qualsiasi attività sportiva.
  • Ghiaccio: impacchi di ghiaccio sulla lesione nella seguente modalità: 20 minuti ghiaccio/20 minuti senza ghiaccio/20 minuti ghiaccio e così via, evitando di mantenere il ghiaccio oltre i 20 minuti altrimenti si causa la termoreazione dei tessuti. Tra la cute e l’impacco di ghiaccio mettere sempre un panno.
  • Compressione: si effettua mediante un bendaggio funzionale.
  • Elevazione: scarico completo dell’arto colpito, quindi uso delle stampelle o delle canadesi.

Alla luce delle recenti evidenze, il protocollo P.R.I.C.E. dovrebbe cambiare nel nuovo P.O.L.I.C.E. [1] in cui la “R” (Riposo) è stata sostituita da “OL”, cioè Optimal Loading (carico ottimale); risulta quindi fondamentale un adeguato “movimento” (carico adeguato) anche nella fase di guarigione (in particolar modo nelle procedure di Riparazione e Rimodellamento) oltre che in quella di riabilitazione.

Sono molto favorevole al P.O.L.I.C.E. perché credo fermamente nei meccanismi di autoguarigione che comprendono il carico e la mobilizzazione.

CENNI DI ALIMENTAZIONE

È opportuno che il fisioterapista abbia delle minime cognizioni di alimentazione per non essere impreparati alle domande dei giocatori e dello staff. Nel mondo del calcio tutti si ritengono esperti di medicina e alimentazione con concezioni superate e vecchie.

Colazione, prima della gara: evitare latte, cioccolata, croissant, nutella, burro, cibo salato. Consentiti caffè (il caffè rientra nel doping ma solo dalle 12 tazzine in su), tè, succhi di frutta, spremute, pane, marmellata, biscotti secchi, crostata, ciambelle, frutta. Gli stessi alimenti valgono per lo spuntino pre-gara in caso di notturna.

Menù pre-gara: entrata di verdure cotte e crude, pasta in bianco o al pomodoro, grana, prosciutto o bresaola, crostata, il tutto senza cipolle o aglio. Acqua minerale possibilmente liscia (gasata va bene lo stesso).

Menù post-gara: verdure miste, pasta o riso, carne o pesce, frutta, gelato o un dolce non troppo pesante per la digestione.

Attenzione – Nel mondo del calcio esistono alcune “tradizioni” a mio parere inconcepibili. Ad esempio la squadra deve mangiare il più velocemente possibile,oppure il pane viene servito solo con il secondo: si tratta di “abitudini” che non si capisce da dove arrivino. E ancora: in serie A ci sono giocatori che durante la gara vogliono solo acqua gassata o che a pranzo prima della partita bevono Coca Cola. Vi consiglio di non stare neanche a discutere con i Mister su queste cose: assecondateli e basta!

Integratori
Nel professionismo gli integratori vengono prescritti dal medico sociale: non prendete mai iniziative in questo senso perché l’elenco delle sostanze dopanti è lunghissimo.
Nel dilettantismo limitatevi agli integratori da banco acquistabili in farmacia.

Nel prossimo numero di Riabilitazione Oggi entrerò nel dettaglio dei compiti più direttamente riferibili al fisioterapista sportivo: medicazioni, tipi di trauma eccetera. 

Bibliografia

  1. Cippone ADF. Nuovo manuale di logopedia. Edizioni Erickson; 1998.
  2. Mazzucchi A. La riabilitazione neuropsicologica. Premesse teoriche e applicazioni cliniche. Milano:
    Elsevier; 2006.

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