Doping negli sport di endurance

FULVIO VITIELLO
Dottore in Fisioterapia, in Scienze Motorie, in Giurisprudenza

STIMOLANTI

Con il termine “stimolanti” si intendono quelle sostanze attive sul sistema nervoso centrale con preminente azione eccitante. In alcuni casi e sotto stretto controllo medico, i farmaci psicostimolanti vengono impiegati per il trattamento di determinate patologie quali la narcolessia e i disturbi da deficit di attenzione.

Nello sport, gli stimolanti rispondono all’esigenza di aumentare la capacità di concentrazione, a ridurre il senso di fatica e ad aumentare l’aggressività e la competitività. La cronaca riporta diversi casi di atleti professionisti deceduti dopo uso di stimolanti. Durante uno sforzo intenso, infatti, queste sostanze producono i seguenti effetti collaterali: forte aumento della temperatura corporea, disidratazione, circolazione sanguigna rallentata e uno sforzo cardiaco così importante da portare, nei casi più gravi, alla morte.

Le sostanze stimolanti più utilizzate sono:

  • amfetamine
  • caffeina
  • cocaina
  • efedrina.

Amfetamine

Sono sostanze con azione simile a quella della cocaina: aumento dell’attenzione, vivacità dei riflessi neuromuscolari, riduzione del senso di fatica, aumento dell’aggressività. Le amfetamine producono effetti collaterali quali: forte ansia, tachicardia, tremori, ipertensione arteriosa, crampi addominali, colpi di calore, diminuzione della libido, tremori muscolari.

Caffeina

La caffeina, contenuta in alcuni alimenti di origine vegetale (es. caffè, tè, cacao, coca cola), ha effetti sul sistema cardiocircolatorio e respiratorio. In ambito sportivo, la caffeina viene impiegata in particolare prima di prove di durata per la sua presunta capacità di aumentare la resistenza alla fatica, anche se non esistono prove scientifiche relative ad un miglioramento in tal senso indotto dal consumo, anche elevato, di tale sostanza. Un sovradosaggio può causare nervosismo, irritabilità, insonnia, disturbi gastrointestinali, aritmie cardiache gravi, mentre una brusca interruzione può provocare crisi di emicrania.

Cocaina

La coca cresce soprattutto in Sud America, in Africa e negli Stati Uniti. La cocaina può essere assunta tramite inalazione (sniffo o fumo) o endovena. I suoi effetti sono: aumento dell’aggressività e della sensazione di vigilanza e sicurezza, riduzione del senso di fatica. L’abuso di cocaina comporta una serie di gravi rischi per la salute: innanzitutto una forte dipendenza fisica e psicologica, una grave depressione quando viene meno l’effetto della sostanza, ansia, tremori, irritabilità, attacchi di panico, aumento della pressione arteriosa e della temperatura corporea, tachicardia, aritmie, manie di persecuzione, disturbi del sonno, rischi cardiovascolari (chi assume cocaina ha infatti un rischio molto più elevato di avere un infarto).

Efedrina

L’efedra è un’erba potente utilizzata nella Medicina Cinese da circa 5000 anni. L’efedrina viene ampiamente utilizzata in medicina come rimedio sintomatico del raffreddore e come antistaminico. Tale sostanza possiede un effetto stimolante che aumenta il metabolismo e la temperatura corporea, ed è stata impiegata anche per il controllo del peso e per impedire il sonno. In ambito sportivo viene utilizzata per la sua azione stimolante e la conseguente sensazione di benessere, anche se non ci sono prove scientifiche che migliori le performance. Parecchi atleti assumono efedrina per dimagrire velocemente in quanto possiede la proprietà di ridurre la massa grassa corporea limitando la perdita di massa muscolare. Gli effetti collaterali, soprattutto a carico del sistema cardiovascolare e del sistema nervoso centrale, sono: ipertensione arteriosa, ritenzione urinaria, irritabilità, nervosismo, cefalea, palpitazioni, tachiaritmie, infarto cardiaco, attacchi epilettici e, nei casi più gravi, la morte.

DOPING EMATICO

Negli sport di resistenza (maratona, ciclismo, sci di fondo ecc.) la richiesta di ossigeno è molto elevata; quindi si sono cercate metodiche per aumentare il numero dei globuli rossi con una conseguente maggiore disponibilità di ossigeno da parte dell’atleta.

Autoemotrasfusione

Prima dell’avvento della eritropoietina (EPO) si è ricorsi all’autoemotrasfusione:

  • omologa, cioè da donatore;
  • oppure autologa, cioè tramite prelievo venoso nello stesso atleta 25-30 giorni prima della competizione.

In entrambi i casi, 2 giorni prima della gara il sangue viene rimesso in circolo in modo che l’atleta possa disporre di un flusso ematico maggiore e quindi di un numero più elevato di eritrociti preposti appunto alla produzione di ossigeno.

Il numero degli eritrociti (globuli rossi che rappresentano il 40% circa del volume sanguigno) aumenta in modo considerevole entro le 48 ore successive alla reinoculazione come pure l’emoglobina (che trasporta l’ossigeno); in tal modo l’atleta può disporre di un aumento delle prestazioni di circa il 10%. L’autoemotrasfusione sovraccarica gli organi vitali a causa del conseguente aumento di ferro, ma essendo difficile da rilevare sembra oggi tornata di moda. Esami antidoping sempre più accurati riescono però a individuarla: è sufficiente monitorare l’atleta periodicamente (passaporto biologico) e il riscontro di valori insoliti ad un eventuale controllo nel pre- o post-gara comporterebbe inevitabilmente la squalifica.

Eritropoietina

L’eritropoietina (EPO) è un ormone glicoproteico prodotto soprattutto dai reni; tale ormone agisce a livello del midollo osseo nel controllo dell’ematopoiesi (formazione di cellule nel sangue). L’eritropoietina sintetica o eritropoietina ricombinante umana (rHuEPO) viene utilizzata per curare alcune forme di anemia in quanto stimola la produzione dei globuli rossi.

Essa viene usata, in alternativa all’autotrasfusione, come doping ematico negli sport che richiedono sforzi prolungati in quanto garantisce più ossigeno e quindi più energia per le performance atletiche di durata. In seguito alla sua somministrazione vengono sintetizzate e immesse in circolo anche cellule imperfette con un maggior rischio di patologie ematiche e tumorali. L’EPO ha, inoltre, un effetti collaterale molto grave: aumenta la viscosità del sangue con conseguenti elevatissimi rischi di trombosi, ictus e infarto miocardico.

L’EPO si somministra per iniezione sottocute, in genere in una coscia o nell’addome.  Solitamente l’EPO viene assunta dapprima in una sola dose massiccia, i cui effetti durano svariate settimane, e poi tramite microdosi di mantenimento non rilevabili ai test.

Le aziende farmaceutiche producono molecole sempre nuove, con maggior efficacia terapeutica, ma che provocano gli stessi rischi per la salute.

Al doping genetico, ai fattori di crescita, agli inibitori della miostatina presto si aggiungerà molto altro e ogni record verrà puntualmente infranto. Lo show deve continuare… ma a quale prezzo? 

Bibliografia

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