Mal di schiena e posizioni sul lavoro

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DOTT.SSA ELISABETTA PASINI
Scienze Motorie, MCB, ex campionessa europea basket

DIFFUSIONE

Negli ultimi decenni la domanda di cure per il mal di schiena (Low Back Pain, LBP) è diventata sempre più frequente, tanto da far considerare questo sintomo una moderna epidemia e da stimolare, in maniera decisa, la comunità scientifica e medica alla ricerca di una comprensione più affidabile del fenomeno.

Possiamo dire che il mal di schiena non risparmia quasi nessuno? È verosimile affermare che la quasi totalità degli esseri umani, almeno una volta nella vita, abbia avuto a che fare con questo acciacco e si sia dovuto assentare dal lavoro, anche se solo per qualche giorno. Infatti, l’assenza dal lavoro causata dalla lombalgia è un evento che interessa circa il 25% dei lavoratori ogni anno.

Un elemento che ha messo in luce l’incremento esponenziale dei DMS (disturbi muscolo scheletrici) correlati alle assenze dal lavoro è stata anche la normativa in materia di sicurezza sul lavoro (DLgs 81/08) che ha visto raddoppiare, in pochi anni, il numero delle denunce e il ricorso al medico del lavoro per casi di DMS con una precisa accusa di responsabilità diretta attribuita dai lavoratori al proprio posto di lavoro.

SINTOMATOLOGIA

I DMS, come indica la generica espressione che li contraddistingue, interessano tutti i comparti deputati al sostegno e al movimento del nostro corpo, a partire dagli arti e includendo, chiaramente, il delicato comparto intermedio costituito dalla colonna vertebrale, senza escludere nemmeno le porzioni più distali delle estremità, come le dita, i polsi e i piedi. Ma di che tipo di sofferenza si tratta, in realtà?

I DMS sono disturbi di tipo infiammatorio delle articolazioni, dei tessuti di connessione come le cartilagini e i dischi spinali oltre alle strutture molli di collegamento. Queste includono muscoli, nervi, tendini, legamenti, e sono il tipico risultato di un evento acuto che può trasformarsi in una sofferenza cronica.

CAUSE

Siamo ampiamente a conoscenza del fatto che alcune alterazioni meccaniche possono, a causa del loro perdurare, aumentare il rischio di comparsa di dolore nella struttura. Infatti, il sovraccarico combinato ad altre condizioni come la ripetitività del movimento, la sua velocità di esecuzione, il mantenimento di una posizione ergonomicamente scorretta e il perdurare del carico sulla struttura è una delle cause più comuni di insorgenza dei DMS.

Parlando, nello specifico, di lombalgia correlata all’attività lavorativa, negli ultimi anni sono stati impegnati molti sforzi alla ricerca di un possibile fenomeno di causa-effetto.

A tutt’oggi, la conclusione, che possiamo considerare ancora interlocutoria, descrive un problema di origine multifattoriale. Le cause vengono fatte derivare dall’insieme dei fattori bio-psico-sociali individuali che “possono” combinarsi con l’attività professionale. Questo significa che il mal di schiena non sempre ha origini strettamente legate all’attività lavorativa.

Fig. 1 – Posizione alla scrivania

 

FATTORI DI RISCHIO

È fondamentale, dunque, capire quando la comparsa di dolore alla colonna vertebrale in un lavoratore trova correlazione diretta con “fattori di rischio lavorativi”. Questi possono essere divisi in categorie che comprendono:

  • fattori di rischio fisico (sollevamento carichi, posizioni ergonomiche incongrue, movimenti altamente ripetitivi, lavorazioni manuali con carichi pesanti ecc.);
  • fattori di rischio ambientale e organizzativo (ritmi di lavoro, fatica, attività ripetitive, orari di lavoro);
  • fattori psicosociali (retribuzione, attività monotona, clima ambientale, percezione dell’organizzazione di lavoro).

Esiste, però, un’altra categoria di fattori di rischio identificati come “individuali” e riconosciuti come non meno importanti. Uno studio randomizzato illustra un esempio, condotto su un gruppo di lavoratori maschi divisi tra personale dedicato alla produzione e personale amministrativo in un’acciaieria di Mashhad in Iran [1]. Lo studio ha avuto lo scopo di identificare una possibile correlazione tra i fattori individuali e i fattori legati alla condizione lavorativa rispetto all’insorgenza di DMS e LBP.

Dai risultati emerge che i lavoratori addetti alla produzione hanno sviluppato LBP di tipo degenerativo nel 10,4% rispetto al 6% del personale amministrativo, senza però riuscire a trovare una correlazione tra il tipo di mal di schiena e lo specifico impegno lavorativo tra i due gruppi. Una significativa correlazione, invece, è stata identificata solo in riferimento all’età anagrafica dei soggetti, all’anzianità sul posto di lavoro e all’attività fisica che praticavano nel tempo libero. L’analisi dei dati è riuscita a definire che la fascia maggiormente a rischio è quella con soggetti di età compresa tra i 50 e i 64 anni, che svolgevano quel lavoro da più di 10 anni e con uno stato generale di salute scadente (p<0,05).

In definitiva, sembra che la riduzione del rischio di sviluppare LBP correlata allo stato occupazionale sia maggiormente legato, tra tutte le variabili osservate, allo stato generale di buona salute, al controllo del peso, all’età anagrafica e all’attività fisica effettuata nel tempo libero, più che alle misure di prevenzione sul posto del lavoro.

Anche alcuni classici concetti legati al pericolo che alcune attività lavorative possono creare sono da riconsiderare. Alcuni studi, per esempio, hanno mostrato che:

  • stare seduti per periodi superiori alla mezza giornata di lavoro (Figura 1) in combinazione a scorrette posizioni, o lavorare piegandosi frequentemente, aumenta, effettivamente, la probabilità di sviluppare un LBP; non è la posizione seduta in se stessa che è dannosa ma è lo stare seduti in maniera scorretta [1];
  • lavorare con strumenti che trasferiscono vibrazioni [2] come nel caso di poliziotti motociclisti (Figura 2) o di lavoratori impegnati molto frequentemente con spostamenti in automobile non rappresenta, a priori, una condizione sicura di sviluppare LBP.

COSA DICE  LA LEGGE ITALIANA

Sono attualmente in vigore diverse direttive, ognuna redatta allo scopo di risolvere un particolare rischio sul posto di lavoro:

  • Requisiti minimi di sicurezza e di salute relativi l’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da agenti fisici (vibrazioni) secondo la direttiva del Consiglio del 25 giugno 2002;
  • Direttiva del Consiglio 90/269/CEE del 29 maggio 1990 relativa alla salute minima e requisiti di sicurezza per la movimentazione manuale dei carichi.
  • Direttiva del Consiglio 90/270/CEE sui requisiti minimi di salute e sicurezza per i lavori con display/schermo.

Tutte queste Direttive confluiscono nelle disposizioni generali del “quadro” Direttiva del Consiglio 89/391/CEE del 12 giugno 1989 relativa all’introduzione di misure intese a incoraggiare i miglioramenti della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.

Fig. 2 – Strumento di lavoro con vibrazioni.

CONCLUSIONI

In conclusione, è necessario mettere in pratica ciò che la legislatura vigente in materia propone per la sicurezza sul posto di lavoro attraverso un’educazione intensiva della forza lavoro in materia di ergonomia, ma anche insistere sulla modificazione dello stile di vita come prevenzione. Per i lavoratori che già soffrono di questi problemi, la sfida è mantenere la loro capacità lavorativa o, se necessario, reintegrarli sul posto di lavoro.

Malauguratamente, la sensazione è che le norme di legge per la prevenzione delle algie da lavoro vengano seguite solo parzialmente. La chiave che permetterebbe un duraturo cambiamento di queste abitudini non funzionali è rappresentata dalla convinzione e la costanza nel seguire i comportamenti virtuosi, comportamenti che i lavoratori e le aziende dovrebbero maturare consapevolmente ed essere modificati con l’educazione secondo gli schemi di un vero e proprio approccio cognitivo comportamentale.

BIBLIOGRAFIA

  1. Rafeemanesh E, Omidi Kashani F, Parvaneh R, Ahmadi F. A survey on low back pain risk factors in steel industry workers in 2015. Asian Spine Journal 2017;11(1):44-49.
  2. Ganasegeran K, Perianayagam W, Nagaraj P, Al-Dubai SAR. Psycho-behavioural risks of low back pain in railway workers. Occupational Medicine; 2014.

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