Sport e mal di schiena

Elisabetta Pasini  Massoterapista ed ex campionessa europea di Basket

Il tema di questo breve articolo non è certo una novità, ma la raccolta di informazioni più specifiche rispetto a come il mal di schiena si distribuisce in particolari fasce della popolazione come gli sportivi aggiunge insospettati tasselli di maggior comprensione del sintomo.
Chi nella vita non ha mai avuto esperienza con questo tipo di fastidio? In Italia le algie vertebrali sono inserite tra le 10 priorità del PSN a causa del loro elevato impatto sociale (prevalenza nella vita: 80%, recidive: 50-60%) tanto che negli Stati Uniti lo scorso febbraio è stato pubblicato un articolo sul The Journal of the American Medical Association che metteva in luce l’aumentato costo medico del dolore vertebrale tra il 1997 e il 2005, arrivando alla cifra enorme di 86 miliardi di dollari/anno associata a un’incidenza del 65% della popolazione.
Quindi, possiamo asserire con convinzione che il mal di schiena è il sintomo doloroso che colpisce più frequentemente un individuo nel corso della vita (il 40% dei soggetti oltre i 25 anni).
Fino agli anni Novanta si tendeva a credere che questo fosse solo un problema degli adulti, ma indagini più allargate hanno dimostrato che i casi di richiesta di visita specialistiche per adolescenti con dolore alla parte bassa della schiena sono davvero numerosi.
Gli studi epidemiologici più recenti sul dolore lombare nei soggetti in crescita, infatti, ha evidenziato un’incidenza compresa tra l’11,8 e il 33%.
In questi ultimi decenni molti sforzi sono stati dedicati alla ricerca di ipotesi eziologiche più chiare, al fine di prevenirne l’incidenza, ma tutti gli studi centrati su questo argomento hanno sottolineato la difficoltà di raggiungere il risultato. Oggi il mal di schiena non è interpretato come una specifica patologia ma come un disturbo di origine multifattoriale. Classicamente, si è sempre pensato che il mal di schiena fosse legato a uno stile di vita poco “sano”, alla sedentarietà, alle posture scorrette o alle posizioni in piedi e/o sedute prolungate nel tempo, oppure correlato a specifiche attività lavorative e ricreative. Gli studi recenti, però, mettono in crisi queste convinzioni basate su fattori di rischio considerati finora inattaccabili, sottolineando l’assenza di reali correlazioni con l’insorgenza di LBP (Low Back Pain).
Rispetto alla lombalgia possiamo riconoscere delle evidenti cause intrinseche ed estrinseche. Fra esse ritroviamo alcuni difetti legati a morfologie particolari che incidono su alcuni tipi di conformazioni e che possono essere associate al dolore. I più comuni sono i vizi di transizione delle curve sagittali con un’incidenza del 18%, i difetti di assialità con un tasso del 15%, il Morbo di Scheuermann con una percentuale del 10% e le artropatie interapofisarie presenti nel 6% dei casi. La percentuale di non correlazione si aggira intorno al 35%.
Tra le cause estrinseche, invece, posssiamo annoverare i traumi e le sollecitazioni meccaniche dirette.
L’aumento del rischio di sviluppare LBP, quindi, c’è sia in chi è scarsamente impegnato a svolgere una qualsiasi attività fisica e sia in chi invece la svolge in maniera intensa e pesante.
Gli atleti e gli sportivi in genere non sono esenti da dolori alla schiena con particolarità che sono spesso determinate proprio dal tipo di attività sportiva svolta.

La lombalgia rappresenta, infatti, più del 10-15% di tutti i disturbi e sintomi dolorosi che insorgono nello sport agonistico.
Di quanto aumenta il rischio di sviluppare LBP a causa della pratica di sport specifici?
Effettivamente, alcuni studi ci dicono che il dolore lombare è più comune in alcuni atleti rispetto ad altri. In uno studio prospettico e comparativo, Lundin et al. hanno evidenziato che i lottatori hanno la più alta percentuale di mal di schiena (53%) rispetto al 32% dei tennisti e al 37% dei giocatori di football.
In un altro studio, Grandel e Morelli hanno osservato che la percentuale dei lombalgici nei lottatori è maggiore rispetto ai sollevatori di pesi e che i vogatori agonisti di entrambi i sessi sviluppano mal di schiena nel 15% dei maschi e nel 25% delle femmine.
Grazie alla sua morfologia, la colonna vertebrale adempie a lavori statici e dinamici. I corpi vertebrali sono essenzialmente deputati alla funzione statica, quindi resistono soprattutto alla compressione, mentre le faccette articolari e i dischi guidano e accompagnano il movimento. Tutta la struttura ossea è avvolta da tessuti molli viscoelastici caratterizzati da deformabilità quando le forze applicate sono progressive. Il nucleo trasmette le pressioni all’anulus e al corpo vertebrale che può fratturarsi in seguito a una pressione eccessiva. Diversa è la situazione di una lesione discale con erniazione. In questo caso il meccanimo lesivo è più complesso e da ricercare nella combinazione della sollecitazione di compressione associata a movimenti di flessione e torsione.
Non è difficile immaginare, allora, come gli stress elevati e l’estrema richiesta funzionale che caratterizzano la pratica sportiva, soprattutto agonistica, possa rappresentare l’elemento su cui riflettere nella determinazionie delle cause di dolore lombare nello sport.
La colonna è una struttura altamente resistente, ma vulnerabile agli stress indotti dalla ripetizione dei gesti che generano microtraumi.
La letteratura fornisce dati che mettono in luce la prevalenza di LBP legata alla specificità del gesto tecnico relativo ai diversi sport.
Dalle ultime ricerche, una delle più alte percentuali di rischio di sviluppare LBP si riscontra nei giocatori di golf (53%) a causa della ripetitività dello swing, il gesto fondamentale che si usa per ogni lancio lungo (Figura 2).
Il tipico meccanismo lesivo degli sport dei lanci (26%), invece, è rappresentato dalla combinazione dei movimenti con ampio range articolare in diagonale e di una sollecitazione particolarmente stressante a livello lombosacrale. Stessa accoppiata che ritroviamo nel tennis e nella pallavolo, a causa dei fondamentali di battuta e servizio effettuati con violente accelerazioni.
Alcuni stili di nuoto, soprattutto rana e delfino, sono causa di tipici stress traumatici, mentre a causa delle azioni frequenti di torsione, estensione, salti e ricadute in equilibrio precario – tipiche di basket, pallavolo e calcio – l’incidenza di sviluppare mal di schiena si aggira intorno al 14%.
La richiesta funzionale elevata e protratta sembra rappresentare uno degli elementi di maggior rischio di sviluppare dolore per un “overuse” delle strutture. Il sovraccarico può derivare dalla fatica, quindi l’atleta potrebbe essere non adatto o poco allenato per le richieste, oppure il gesto non è corretto biomeccanicamente oppure è generato da un carico supermassimale.
Un articolo interessante di Lyle J. Micheli, “Back pain in young athletes, significant differences from adult in causes and patterns”, sottolinea l’importanza di una diagnosi precoce nel caso in cui il dolore lombare sia presente nei giovani atleti. Lo studio mostra differenze significative rispetto alle cause di LBP fra gli adolescenti e la popolazione adulta generale: mentre gli adulti sono più portati a manifestare problematiche a livello discale, lesioni muscolari e alterazioni degenerative, negli adolescenti attivi fisicamente è molto più probabile che il dolore lombare sia associato a problemi di posizionamento relativo delle vertebre, identificando come causa principale la spondilolistesi.
Le differenze più significative sono risultate in caso di sforzo lombosacrale con il 26% di soggetti adulti che sviluppano il sintomo contro il 6% degli adolescenti. Se si prendono in considerazione le cause degenerative (osteoartrosi e stenosi spinale) la differenza è ancora più marcata: 10% di soggetti adulti contro lo 0% degli adolescenti.
Altri dati che mostrano queste evidenti differenze rilevano che il 26% degli adolescenti riferisce dolore lombare in posizioni iperlordotiche contro lo 0% del gruppo degli adulti.
Negli adolescenti, nel 73% dei casi il dolore lombare fa riferimento a lesioni delle strutture posteriori (spondilolisi e spondilolistesi) come risultato di frattura da stress. Al contrario, negli adulti il 48% dei soggetti presentava lesioni conseguenti a stati degenerativi o legati a lesioni discali.
Anche uno studio sul ciclismo e sulle lesioni derivanti dalla sua pratica agonistica sottolinea come nella posizione di corsa il rachide è in ipercifosi dorso-lombare, con aumento della pressione sui dischi intervertebrali. Importante è quindi l’assetto posturale, dato dalla regolazione di sellino e manubrio. La comparazione dei differenti danni che questo sport può causare mostra un’incidenza del 30% sul rischio di sviluppare mal di schiena e del 36% di problemi all’inguine, rispetto agli altri ipotetici infortuni (collo, ginocchio , mano, spalla).
Un ultimo interessante studio sfata, invece, la correlazione tra rischio di sviluppare LBP nei runners, l’architettura del piede e il suo appoggio al suolo, rivelando che solo nel sesso femminile la pronazione correla alla lombalgia; un dato davvero interessante in termini di prevenzione per ridurre il rischio di dolore.
Quindi questo tipo di informazioni risulta essere di importanza assoluta per intervenire sia con un programma di recupero della funzionalità del rachide in caso di dolore, sia per la corretta programmazione del gesto tecnico questo può essere una specifica ed evidente causa di disfunzione.
BIBLIOGRAFIA
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