Yoga per fisioterapisti

 

L’idea di scrivere qualcosa per i colleghi fisioterapisti sullo Hatha Yoga, come pratica utile sia per il fisioterapista che per i suoi pazienti, mi è venuta dopo quarant’anni di pratica personale e dal desiderio di voler comunicare qualcosa di utile ai professionisti sanitari, i quali più di altri sono soggetti a stress biomeccanico del rachide e ad usura articolare. Lo yoga ha un’azione che oggi possiamo definire globale, agisce cioè sul piano fisico, mentale e spirituale, perché modifica il corpo con le posture e la respirazione, agisce sul piano mentale richiedendo un’attenzione costante durante l’esecuzione e influenza la sfera spirituale. Vorrei chiarire subito che è consigliabile praticare lo yoga personalmente prima di suggerirlo al paziente. 
Spesso i professionisti sanitari fanno poco per la propria salute, tanto che si potrebbe modificare il vecchio detto in questo modo: fisioterapista, cura te stesso! La pratica personale dello Hatha Yoga migliora la percezione di sé, fornisce i giusti tempi per eseguire al meglio gli esercizi su di sé e sugli altri; quindi praticando prima lo Hatha Yoga su se stesso e poi sui pazienti (con i necessari adattamenti), il fisioterapista ha a disposizione uno strumento antico e moderno per gestire al meglio la propria salute ed il recupero funzionale del suo assistito. La terapia con lo yoga è, quindi, la disciplina che si occupa di curare tramite posture ed esercizi respiratori: è più corretto parlare di terapia con lo yoga e non di yogaterapia che è difficilmente quantificabile. Praticata personalmente, diventa una auto-cura, in cui il soggetto agisce consapevolmente sul suo stato di salute e lo modifica. All’inizio è certamente necessaria una figura sanitaria di riferimento, che sia qualificata per la terapia, da cui ricevere le indicazioni necessarie (molte sono contenute in una pubblicazione di chi scrive [3]). Una volta appresa la pratica, lo yoga si può praticare in autonomia. Ognuno, infatti, deve essere responsabile del suo stato di salute e lo yoga è un ottimo sistema in tal senso.
GIUSEPPE VERDE
Fisioterapista, Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative
info@croniodisciacca.it

 

Influenza su alcuni riabilitatori
Dallo yoga è derivato lo stretching, la tecnica Feldenkrais, il training autogeno e altre pratiche che mirano al riequilibrio. Si tratta di un campo di competenza del fisioterapista, perché rientra nel suo profilo professionale utilizzare l’esercizio fisico come atto terapeutico, anche se si tratta di un esercizio statico (il fisioterapista che utilizza lo yoga per i suoi assistiti deve essere opportunamente formato e aver maturato esperienza, informando l’assistito che si tratta di una terapia complementare). Le posture yoga hanno ispirato anche gli esercizi di McKenzie e l’approccio di Souchard, del quale più avanti riportiamo alcune considerazioni.

Posture (asana)
Chi pratica lo yoga a scopo salutare sa che non sono necessarie molte ripetizioni dell’esercizio, come invece succede nei vari sistemi fisici occidentali: raggiunta gradualmente la posizione finale, il praticante si ferma in essa per alcuni momenti e poi, gradualmente, ritorna alla posizione di partenza, determinando così un progressivo adattamento dei recettori neuromuscolari e fornendo informazioni posturali ai relativi centri subcorticali.
La modalità di esecuzione delle posizioni yoga (lenta, mantenuta alla fine del movimento e con un graduale ritorno alla posizione iniziale) già ci introduce in un campo terapeutico in cui ciò che conta non è la ripetizione dell’esercizio ma la qualità del movimento, o meglio il controllo posturale continuo, durante l’esecuzione. Durante il mantenimento di tali posizioni, si verifica un complesso circuito di informazioni del tipo bottom up, dalla periferia (fusi neuromuscolari) ai centri di controllo corticale e sottocorticale e viceversa, con stabilizzazione della postura e variazioni nel tono di base, del tipo top down. Si tratta di un’attività che meglio si può capire, come già affermato, praticandola su se stessi; infatti, è solo così che si percepisce il concetto di gradualità e di temporizzazione, cioè del migliore rapporto possibile, da ricercare nel binomio durata-beneficio. Le ripetizioni nel sistema yoga non hanno importanza: ciò che conta è l’attenzione, la vigilanza, una apparente immobilità nella posizione finale.
Esercizi respiratori (pranayama)
Oltre alle posizioni, lo yoga offre una serie di esercizi respiratori (molto interessanti per i soggetti bronco-pneumopatici), adattando naturalmente la pratica che, comunque, va intesa come complemento alla terapia riabilitativa vera e propria. Il pranayama, termine indiano per indicare la pratica respiratoria dello yoga, è la scienza del respiro con cui il praticante riesce a portare alla coscienza, e quindi a modificare, i vari atti respiratori con diverse modalità di assunzione, ritenzione ed emissione dell’aria.

Cenni di fisiologia
Durante l’esecuzione delle asana (posizioni) vengono attivate le terminazioni secondarie a fiorami che innervano le fibre a catena dei fusi neuromuscolari, la cui innervazione dipende dai motoneuroni statici (gamma): una pratica abituale dello yoga comporta, nel soggetto sano, modificazioni persistenti di tono. In chi pratica yoga, le afferenze di stiramento – a partenza dalla zona sacculare I e II e dirette ai motoneuroni – risultano più lente, il che si traduce in un tono di base più basso. Lo stiramento muscolare nella fase finale della posizione yoga comporta inevitabilmente uno stiramento sui nervi, che genera meccanismi di adattamento neuromuscolare e di facilitazione al mantenimento posturale e all’esecuzione del movimento.
Philippe Souchard afferma che  «il tono è lo stato di minima tensione dei muscoli striati, “in stato di riposo”. Si tratta pertanto di uno stato attivo che regola la disposizione posturale dei segmenti […] gli agenti del tono sono i fusi neuromuscolari, la cui attività è conservata permanentemente dai motoneuroni gamma. Dall’intensità dello stiramento dei fusi dipende l’attivazione dei motoneuroni alfa che presiedono alla contrazione muscolare» [4].

L’Autore prosegue affermando che l’allungamento di un muscolo è direttamente proporzionale al tempo di trazione; infatti ogni praticante dello yoga può sperimentare su se stesso che la postura mantenuta per un po’ di tempo aumenta l’estensibilità muscolare:
«le posture di stiramento applicate sui muscoli antigravitari […] e mantenute per lungo tempo hanno, sul piano neurologico, il doppio vantaggio di abbassare l’attività gamma e il tono, e di inibire il muscolo stirato e facilitare così il suo antagonista con il meccanismo del riflesso miotatico inverso» [5].

Ciò spiega gli effetti che la posizione yoga determina nella coordinazione muscolare, cioè un migliore rapporto agonista-antagonista e le modificazioni permanenti sull’apparato muscolo-scheletrico:
«un muscolo messo, per lungo tempo, in postura di stiramento e al quale si chiede un lavoro isometrico avrà, come conseguenza, l’aumento del numero dei sarcomeri disposti in serie, l’allentamento del tessuto connettivo e la diminuzione del tono. Lo stesso muscolo avrà, inoltre, minore resistenza passiva a vantaggio della sua forza attiva; sarà divenuto quindi lungo, forte ed elastico» [5].


Adattamenti in riabilitazione

Lo yoga può risultare un utile complemento alla terapia riabilitativa, purché si adattino le sue posizioni (asana) allo stato del paziente: non è il paziente che si deve adattare allo yoga, ma è lo yoga che va adattato al paziente, arrivando a praticare le posizioni e la respirazione seduti sopra la carrozzina o su una sedia.
In conclusione, modificando alcune posizioni e alcuni esercizi respiratori si possono ottenere degli ottimi strumenti da integrare nella riabilitazione di malattie muscolo-scheletriche e neurologiche. La pratica, in questo caso, va eseguita sotto il controllo di un fisioterapista, esperto anche di yoga.

Primo momento:  prevenire con lo yoga
Come già affermato, è più facile prevenire che curare: lo yoga gioca un ruolo importantissimo in questo. Trattandosi di un sistema olistico (che interessa tutto l’organismo, anche nei suoi aspetti mentali), lo yoga risulta un’ottima pratica contro le malattie del vivere moderno: ipertensione, stitichezza, cattiva digestione, malattie psicosomatiche ed altro ancora. Basterebbero, durante la setttimana, tre sedute di 15 minuti per mantenersi in salute con le posizioni yoga, e altri 15 minuti – eventualmente – per praticare la respirazione yoga, che ha effetti profondi e immediati.

Secondo momento: curare con lo yoga
Si tratta essenzialmente di una auto-cura, in cui il soggetto agisce consapevolmente sul suo stato di salute e lo modifica. All’inizio è consigliabile una figura sanitaria di riferimento, che sia qualificata per questa terapia, da cui ricevere le indicazioni necessarie.
La pratica è utile in un ampio ventaglio di malattie o disturbi su base anche psico-
somatica: bronchite cronica, cefalea muscolo-tensiva, cervicalgia, colite, gastrite, insonnia, ipertensione, lombalgia, obesità, scoliosi, stitichezza, stress, artrosi, artrite. Una volta appresa la pratica, lo yoga si può praticare in autonomia.
Ognuno è responsabile, in parte, del suo stato di salute e lo yoga è un ottimo sistema per agire efficacemente su se stessi, in modo responsabile.

Terzo momento:  riabilitare con lo yoga
Lo yoga come sistema fisico può risultare un utile complemento alla terapia riabilitativa, purché si adattino le sue posizioni (asana) allo stato del paziente. Una conoscenza base dello Hatha Yoga (Yoga della Salute) può tornare utile, come affermato sopra, sia al terapista che alla persona da lui curata, da integrare nel programma riabilitativo.
La modalità di esecuzione della posizioni yoga (lenta, mantenuta alla fine e con un graduale ritorno alla posizione iniziale) ci introduce in un campo terapeutico in cui ciò che conta non è la ripetizione dell’esercizio ma la qualità del movimento, o meglio il controllo posturale continuo, durante l’esecuzione. Durante il mantenimento finale di tali posizioni, si verifica un complesso circuito di informazioni dalla periferia (fusi neuromuscolari) ai centri di controllo corticale e sottocorticale, con stabilizzazione della postura e variazioni nel tono di base (fisiologicamente, il mantenimento di una postura in stiramento abbassa l’attività gamma nel fuso neuromuscolare ed il tono muscolare, ma non influenza negativamente la forza). Il praticante deve ricercare con la pratica il migliore rapporto tra tempo ed esercizio, ovvero nel binomio durata-beneficio: come affermato, le ripetizioni non hanno importanza in questa pratica, ma ciò che conta è l’attenzione, la vigilanza e l’immobilità nella posizione finale.
Riabilitare con lo yoga significa che, modificando alcune posizioni e praticando alcuni esercizi respiratori in rapporto allo stato patologico del paziente, si possono ottenere degli ottimi strumenti da integrare nella riabilitazione di malattie muscolo-scheletriche e neurologiche. La pratica va eseguita sotto il controllo di un fisioterapista già esperto nella disciplina yoga.

Indicazioni
Lo Hatha Yoga risulta un ottimo sistema olistico contro le malattie del vivere moderno, quali ipertensione, stitichezza, cattiva digestione, malattie psicosomatiche ed altro ancora. Lo yoga fisico trova indicazione primaria nelle malattie muscolari e neuromuscolari, perché lo stiramento lento non attiva il riflesso di stiramento e il mantenimento della posizione (tipico delle posizioni yoga) condiziona l’attività abituale e la respirazione, con un innalzamento della soglia del dolore e una migliore riproducibilità dell’esercizio stesso nel tempo, cioè con minore fatica.
La pratica yoga ha effetti anche nella strutturazione dell’immagine corporea che nel disabile è sempre disturbata. Praticato da seduti su una sedia, nei soggetti disabili, viene denominato chair yoga e costituisce il necessario adattamento per soggetti con ridotta capacità motoria.
Lo yoga fisico è utile nel prevenire l’affaticamento e pertanto risulta utile nella sclerosi multipla, come dimostra uno studio clinico controllato per un periodo di sei mesi [6]; il sistema trova indicazione, come viene citato anche più sotto, nella lombalgia cronica [7].
Letteratura scientifica
Sebbene non esista ancora un’indagine sistematica su tutti i benefici apportati dallo yoga fisico, qualche revisione è stata fatta per singola patologia, come quella vertebrale [8]. In uno studio di verifica, tipo Randomised Controlled Trial, sono stati messi a confronto due gruppi di soggetti con lombalgia, di cui uno aveva seguito un programma di 12 settimane di yoga e l’altro gli esercizi tradizionali (per almeno 3 giorni a settimana): i risultati hanno confermato che «lo yoga è un trattamento efficace per la lombalgia cronica» [9].
Un altro studio ha evidenziato la possibilità di integrare fisioterapia e yoga in termini olistici, cioè prendendo in considerazione la totalità della persona trattata [10]. Un altro articolo condotto con quattro prove randomizzate e quattro non randomizzate ha evidenziato l’efficacia dello yoga nel ridurre i sintomi (gonfiore, dolore) dell’artrite [11]. Cinque studi clinici randomizzati su sette, in una revisione sistematica, hanno affermato l’utilità dello yoga nell’alleviare il dolore lombalgico cronico [12]. Uno studio sistematico, anche se preliminare, su quattro soggetti con esiti di emiparesi, ha confermato la validità dell’approccio con esercizi modificati di Hatha Yoga [13]. Un articolo più recente evidenzia come la pratica dello yoga possa migliorare la tolleranza all’esercizio e la qualità di vita di un soggetto con insufficienza cardiaca [14]. In uno studio realizzato nell’arco di 12 settimane su 228 adulti con lombalgia cronica (92 hanno praticato yoga, 91 lo stretching, 45 una auto-cura da manuale), lo yoga ha fornito migliori risultati rispetto all’auto-cura da manuale, ma non è risultato più efficace degli esercizi di stretching [15].
Una recente ricerca del NCCIH americano (National Center for Complementary and Integrative Health) sul dolore cronico lombare, condotta su due gruppi di cui uno riceveva lezioni di yoga e l’altro cicli di fisioterapia, ha rivelato risultati simili nei due gruppi dopo 12 settimane [16].

Spazio futuro
Riabilitazione Oggi ospiterà, per tutto il 2018, un approfondimento delle posizioni e della respirazione yoga, finalizzato ad essere messo in pratica dai fisioterapisti, con le relative informazioni scientifiche e indicazioni terapeutiche.

BIBLIOGRAFIA
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Souchard PE. Basi del metodo di rieducazione posturale globale. Il campo chiuso. Roma: Editore Marrapese; 1994, p. 58.
Souchard PE. Basi del metodo di rieducazione posturale globale. Il campo chiuso. Roma: Editore Marrapese; 1994, p. 87.
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