14 anni, ciclista, dopato

ORNELLA CERESA

Direttore Editoriale di Riabilitazione Oggi

Si apprende dal TG del 29 giugno che un ragazzo di 14 anni, ciclista, è risultato positivo al test antidoping. E il Corriere della Sera nello stesso giorno riporta i seguenti dati: «Nella rete dei controlli e delle indagini giudiziarie casca un atleta ogni 20 ore. In 9 casi su 10 si tratta di un amatore, l’età media è 46 anni (con punte di 80), la distribuzione geografica estesa (Sicilia e Toscana guidano la lista), il profilo sociale variegato: dal manager al bracciante agricolo. Sport più colpiti culturismo, ciclismo e running”.
Ma è possibile che l’assunzione di queste sostanze avvenga da parte di atleti ignari degli effetti collaterali? A breve termine i danni epatici con l’innalzamento delle transaminasi, a lungo termine i danni cardiaci, il diabete, la morte improvvisa.
Da un articolo di Fulvio Vitiello (“Doping negli sport di endurance”, Riabilitazione Oggi n. 3/2017) si legge che “Nello sport, gli stimolanti rispondono all’esigenza di aumentare la capacità di concentrazione, ridurre il senso di fatica e aumentare l’aggressività e la competitività”. Spesso nelle palestre e nei team sportivi gli stimolanti vengono consigliati perché “sono integratori, non fanno male”, falsificando così la realtà: “NON sono integratori, fanno MOLTO male”.
A un certo punto qualcuno, all’interno di un team, decide che un determinato atleta deve assumere una sostanza dopante per arrivare a una performance che gli consenta di battere i rivali. Penso che l’allenatore ne sia informato, così come il medico della squadra, ma gli altri membri del team? Il fisioterapista della squadra, ad esempio, lo sa? Qual è il suo ruolo “etico” in questo caso?
Se vi foste trovati davanti al ragazzo di 14 anni, protagonista del caso di oggi, quale sarebbe stato il vostro comportamento? “Non è stata una mia decisione” oppure “L’ho saputo soltanto dopo”, sono risposte che – se da un lato mettono al riparo da possibili conseguenze penali – dall’altro non risparmiano la coscienza. Sarebbe interessante ricevere la vostra risposta a questa domanda (redazione@riabilitazioneoggi.com).
Riabilitazione Oggi continua la sua opera di informazione in tal senso pubblicando articoli che mettono in guardia dall’uso di queste sostanze (cfr. Riabilitazione Oggi n. 2 e n. 3/2017, Fulvio Vitiello: “Doping: gli steroidi anabolizzanti” e “Doping negli sport di endurance”).
Vi consiglio di leggere sul numero 4 di Riabilitazione Oggi il nuovo articolo del Dr. Vitiello sulle conseguenze delle sostanze dopanti negli atleti più giovani.

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