Tecniche di bendaggio muscolo-scheletrico: è ora di ricondurle al ragionamento clinico?

 

MAURO BULEGATO

Dottore in Fisioterapia
Master in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici
Zero Branco (TV)

Le tecniche di bendaggio elastico oggigiorno sono ampiamente diffuse anche per il continuo apporto esperienziale di molti corsi. Nella mia pratica clinica e didattica mi sono fatto l’idea che in molti casi queste tecniche non si associano al ragionamento clinico che invece dovrebbe precedere ogni nostro intervento. Si pone invece una grande e direi eccessiva attenzione nel replicare la tecnica originale (così mi è stata insegnata e così la faccio!). Il risultato di questo approccio al bendaggio ostacola il fisioterapista nel conseguimento di risultati soddisfacenti con la tecnica, e contribuisce a generare il pensiero che il bendaggio non funziona o è meno valido di quanto illustrato nei libri o insegnato nei corsi.

PRECISIONE, TECNICA E VALIDITÀ NON SONO SINONIMI

La mia impressione è la seguente: nella maggior parte dei casi, la tecnica è valida ossia è applicata correttamente; tuttavia non è stato posto un obiettivo terapeutico da raggiungere e inoltre manca l’atteggiamento critico che servirebbe per valutare tale tecnica nel contesto clinico del paziente al quale è applicata.

Molti libri illustrano in modo esaustivo il posizionamento della benda dall’origine a dove termina, spiegano come eseguire il passaggio da una parte a un’altra, ma molto spesso non insegnano come tenere in mano una benda, come tagliare un nastro o una benda senza che si arriccino. Specialmente, questi libri non spiegano come ci si deve posizionare accanto al paziente per far sì che l’applicazione sia perfetta, minimizzando alcune difficoltà come la necessità di dover utilizzare degli assistenti che ci aiutino, per esempio, a sostenere l’arto bendato e quindi in nostra piena autonomia.

TECNICHE CONCENTRICHE ED ECCENTRICHE

Le tecniche che meritano sicuramente più attenzione durante la loro esecuzione sono quelle concentriche (Fig. 1), perché durante il confezionamento esercitano sulla benda una tensione che si traduce in una compressione sull’arto bendato, ovvero più tiro e più aumento la compressione. Oltre un certo limite si passa quindi da un effetto terapeutico a un effetto dannoso che sarà pericoloso per il paziente (effetto laccio emostatico).

Le tecniche eccentriche di sicuro invece hanno meno problematiche perché non sono circolari (Fig. 2): le bende sono appoggiate linearmente sulla pelle senza seguire la circonferenza dell’arto. Inoltre queste tecniche non creano mai danni di tipo compressivo, ma solo di tipo escoriativo nel caso in cui abbondiamo in tensione (si possono produrre lievi lesioni da taglio alla cute, ma nessun effetto laccio emostatico).

Molte tecniche sono nate da esperienze empiriche ma si sono dimostrate molto valide per la cura di problematiche articolari e non solo. Sono infatti molto valide per la prevenzione di lesioni articolari, muscolari ecc. e la loro evidenza scientifica è stata dimostrata molti anni dopo la loro ideazione.

ERRORI DA EVITARE

Durante il confezionamento possono essere commessi diversi errori: quando bisogna tirare per allungare una benda spesso la si appoggia, invalidando così il potenziale terapeutico della stessa perché non esegue del lavoro prestabilito. Viceversa, a volte succede che quando si dovrebbe appoggiare la benda invece la si tira… perdendo in particolare il motivo del perché la vado a tirare e il perché la vado ad appoggiare. Altro errore consiste nel tirare in corrispondenza delle prominenze ossee e o delle salienze tendinee con il rischio di creare delle bolle (per l’aumento dell’effetto compressivo) che poi diventeranno veri e propri tagli sulla pelle.

È TEMPO DI UNA NUOVA TERMINOLOGIA?

La chiara differenziazione tra i vari tipi di bendaggio oggi è molto spesso dimenticata.

Neppure i vari nomignoli dati riescono a fare chiarezza, anzi producono più confusione, perché molto spesso si confondono le bende elastiche con quelle anelastiche chiamandole allo stesso modo e impiegandole in modo similare.

COME POSSIAMO MIGLIORARCI ?

Le conclusioni alle quali sono arrivato sono le seguenti:

  • esiste ancora un ampio spazio di miglioramento pratico di queste tecniche;
  • vi è la necessità di utilizzare un linguaggio comune nel definire le varie tecniche;
  • deve essere ancora sviluppato un ragionamento clinico ottimale che stabilisca obiettivi precisi e specifici e una modalità univoca per valutare l’efficacia della tecnica impiegata.

IL BENDAGGIO CLINICO RAGIONATO

Se riusciremo a sviluppare un bendaggio clinico ragionato, che sfrutti i principi del clinical reasoning, avremo la possibilità di acquisire un’arma terapeutica in più, che ci sarà utile nei procedimenti di diagnosi differenziale, oltre a contribuire a migliorare immediatamente il paziente dal punto di vista funzionale. La correzione della performance di un gesto scorretto attraverso le tecniche di bendaggio costituisce un trattamento molto efficace, in quanto l’effetto prosegue anche successivamente al termine della seduta di trattamento.

Mi piacerebbe intraprendere un dialogo professionale con i colleghi con i quali sono disponibile a sviluppare un modello ragionato e critico dell’utilizzo di queste tecniche. L’apertura mentale fa sempre la differenza.

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