Casi clinici in Osteopatia

ALBERTO BROCCA
T.d.R.; Dottore in Fisioterapia; Osteopata D.O.

Vorrei condividere con i Lettori di Riabilitazione Oggi un caso veramente particolare. Alcune volte la conoscenza e l’applicazione dell’anatomia possono servire a raggiungere dei risultati diagnostici (osteopatici) e di trattamento che hanno dell’impensabile, non dell’incredibile!

NERVO IPOSSICO

Soggetto di circa 50 anni, affetto da anni da un dolore dorso-lombare sulla destra che si irradia al fianco fino all’inguine (alle volte). Il dolore è sordo, profondo, “come qualcosa che tira…”, sempre presente, che si acuisce in determinati movimenti e/o posizioni. Nessun evento scatenante, almeno che si ricordi, anche perché “è presente da così tanto tempo che non se ne ricorda”.

Naturalmente arriva a visita dopo aver interpellato praticamente tutti gli specialisti: ortopedici, neurologi, gastroenterologi, e dopo essersi sottoposto a ogni possibile esame: TAC, RM, radiografie, ecografie… Tutto negativo o quasi; ovvero le problematiche trovate e trattate in maniera allopatica e non, danno risultati praticamente nulli o solo momentanei.

Nel mio lavoro parto dall’assunto che i colleghi e gli specialisti precedenti non abbiano sbagliato nulla, ma che anzi abbiano fatto il loro lavoro nel migliore dei modi, con un solo neo: non hanno cercato nella direzione giusta la causa del problema. In casi simili cerco dove altri non hanno guardato, e visto che il paziente era già stato visitato molte volte negli anni, non ho fatto un’anamnesi troppo approfondita, limitandomi solo all’esclusione di problematiche recenti o gravi. La visita osteopatica è stata globale come sempre ed è emerso qualcosa di molto particolare.

Il decorso e la localizzazione del dolore porta a una
struttura nervosa: i nervi addomino-genitali (1).
A parte qualche disfunzione viscerale di poco rilievo e alterazioni disfunzionali strutturali distribuite in modo “uniforme”, che si normalizzavano senza problemi e non davano risultati evidenti per la sintomatologia del paziente, all’esame del sistema nervoso non emergeva niente di particolare. L’analisi della sensazione del nervo mediano, che dovrebbe assomigliare a un “filo di cotone”, dava invece l’impressione di avere sotto il dito una “bavetta o linguina” (formato di pasta), associata a una lieve cedevolezza.

Ho pensato allora a una compressione del vaso nervorum con conseguente ipossia (parziale) del nervo! Fatto un test vascolare del nervo, il dolore rispondeva immediato. Una volta trattato il comparto vascolare del nervo interessato, il paziente non ha più avuto sintomi sul lettino ai test che prima risultavano dolorosi, e ad oggi, dopo mesi dal trattamento, non si è più lamentato di quel fastidio. In definitiva si trattava di una disfunzione dell’arteria intervertebrale con ripercussione sul nervo addomino-genitale.

Più che mai convinto della necessità di aprire la nostra mente a tutte le possibilità disfunzionali, esorto ognuno di noi a studiare il più a fondo possibile l’anatomia e la fisiologia di tutti i sistemi del corpo umano, senza cedere alla tentazione di far rientrare tutti i casi all’interno delle nostre conoscenze; bensì, basandoci su test e verifiche precise, dobbiamo cercare di dare una spiegazione razionale, e giustificata dalla fisiologia (e dall’anatomia del soggetto), del dolore riferito dal paziente.

(1) Nervi addomino-genitali: due rami (grande e piccolo) del plesso lombare, denominati anche, rispettivamente, nervo ileo-ipogastrico e nervo ileo-inguinale. Ciascun nervo dà origine a due rami, dei quali uno (addominale) si distribuisce alle pareti addominali, e l’altro (genitale) agli organi genitali esterni.

 

Questo caso è utile a dimostrazione di quanto il ragionamento clinico sia alla base di ogni step successivo. Giungere a una diagnosi attraverso
l’analisi differenziale consente infatti di impostare un trattamento adeguato.

ANALISI DIFFERENZIALE

Si è presentata una paziente in studio di circa settanta anni, apparentemente sana, con un dolore alle anche da Agosto 2015. Questa signora si era già sottoposta a diverse terapie senza risolvere il suo problema. Ma andiamo per ordine e vediamo la sua storia clinica.

Faceva la bidella prima della pensione, ora si dedica ad attività di beneficenza. Ad agosto ha lavorato per un’associazione e si è dedicata a fare dolci, con un impegno fuori dal consueto (di molto)
per quanto riguarda lo stare in piedi e camminare. I percorsi fatti dalla signora durante il periodo estivo non erano pianeggianti, ma con salite e discese impegnative Da allora ha dolore riferito alle anche, prima la sinistra ed in seguito anche la destra. Ha interpellato vari sanitari che hanno eseguito infiltrazioni articolari e mesoterapia con vari farmaci, tra cui l’acido ialuronico e il cortisone. Nessun risultato.

Alla sua prima visita da me (8 Febbraio 2016), la signora presenta un dolore acuto al semplice sfioramento a livello delle anche, ma non precisamente sul tensore fascia lata (TFL), più anteriormente. A una palpazione più accurata il dolore si manifesta a livello del retto femorale e del vasto laterale del quadricipite. All’analisi manuale riscontro una pelle secca (anche se la signora non è magra) e scopro che ha sempre bevuto poco. Il muscolo risulta non omogeneo, e dà la sensazione che siano presenti micronodulizzazioni.

Diagnosi osteopatica: fibrotizzazione del muscolo quadricipite a causa dello sforzo eccessivo ad Agosto, insufficiente eliminazione delle scorie dovuta al basso apporto idrico e al movimento poco adeguato alle necessità di drenaggio. Con semplici massaggi drenanti, mobilizzazioni e un’igiene di vita quotidiana sia nel movimento che nell’alimentazione, il sintomo è rientrato nel giro di tre settimane. Ricordiamo sempre che non si deve cercare necessariamente la soluzione in complessi ragionamenti o terapie difficilissime. Alle volte basta usare un po’ di buon senso e capire il caso clinico. Ma alla base ci sarà sempre una differenziazione delle strutture anatomiche e la perfetta conoscenza della fisiologia..

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