Disfunzioni assiali in giovani ginnaste: il ruolo dell’esercizio funzionale

ANDREA FUSCO

Dottore magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Fisiche e Sportive, Dottore in Fisioterapia

GIULIA ANGELINO

Fisioterapista
Studentessa Master Universitario I livello in Fisioterapia Sportiva Università degli Studi di Pisa.

Tra le caratteristiche fisiche necessarie per la pratica della ginnastica ritmica, prima fra tutte vi è quella di possedere grande mobilità articolare. Per mantenere e incrementare quest’ultima si parla di allenamento della flessibilità, in cui è prevista l’esecuzione di movimenti di grande ampiezza, sviluppati in tutti i piani dello spazio. Una certa prevalenza viene assunta dai movimenti estensori a carico del rachide.

IL “MAL DI SCHIENA” NELLE GIOVANI GINNASTE

L’eziologia del mal di schiena nella popolazione pediatrica e adolescenziale è diverso da quello della popolazione adulta a causa della presenza di cartilagini in accrescimento e alla velocità di crescita ossea lineare. Inoltre, la frequenza e l’intensità della partecipazione sportiva nei giovanissimi continua ad aumentare, portando a più lesioni da uso eccessivo [1].

Lo sportivo adolescente pone significative e ripetitive sollecitazioni a carico del rachide, struttura ancora in via di sviluppo [2].

Lo sport ha effetti contraddittori sul rachide lombare: esso consente, attraverso il rinforzo delle masse muscolari, un effetto di riduzione delle sollecitazioni discali, l’elasticità indotta dal gesto sportivo compensa la rigidità segmentale e l’adattamento costante dell’apparato locomotore evita al rachide sollecitazioni improvvise e inusuali. Tuttavia questi effetti favorevoli non compensano l’effetto nocivo dei microtraumi ripetuti per molte ore al giorno. Compressione, torsione, forze di taglio, agiscono sui corpi vertebrali resi fragili dalla comparsa di nuclei di ossificazione complementari tra i 14 e i 16 anni [3].

La ginnasta affetta dalla problematica in esame si presenta con segni e sintomi riconducibili a dolore localizzato al rachide lombare [4].

Altro dato riportato sembra essere un modesto abbassamento in altezza dei dischi intervertebrali del tratto lombare [5].

QUESTIONARIO

Allo scopo di individuare con maggior precisione alcuni aspetti ricorrenti comuni alle atlete con disturbi, si è ricorsi a un’indagine interna al settore mediante un questionario a risposte multiple.

Esso si pone quale strumento di rilevamento epidemiologico in popolazione chiusa e di supporto a ipotesi patogenetiche.

Risultati

Le ginnaste che hanno risposto al questionario nella sua totalità sono 115.

Il 16% di esse ha dagli 8 ai 13 anni, il 52% dai 13 ai 16 anni, il 32% dai 16 ai 20 anni.

Ore settimanali di allenamento in palestra: il 4% si allena 9 ore, il 28% dalle 9 alle 15 ore, il 68% più di 15 ore.

Le domande a supporto di ipotesi patogenetiche come la multilateralità e la sedentarietà, l’asimmetria del gesto e le conseguenti alterazioni di controllo motorio, la presenza/assenza di disfunzioni precedentemente rilevate, hanno prodotto i risultati di seguito elencati.

A supporto della prima ipotesi circa l’eccessiva presenza di attività specifica e sulla conduzione di una vita sedentaria, esclusa quella trascorsa in palestra, venivano poste le seguenti domande:

Quante ore di movimento fai AL DI FUORI dell’allenamento? (si intende andare a scuola a piedi, camminare, andare in bicicletta…)

Il 45,22% risponde meno di 1 ora, il 43,48% tra le 2 e le 3 ore, 11,30% più di 3 ore (Grafico 1).

Quante ore stai seduta tra scuola, studio, pc, tv, telefono… ?

Il 57,39% risponde tra le 6 e le 8 ore, 33,04% meno di 6 ore, 9,57% più di 8 ore (Grafico 2).

A conferma della seconda ipotesi viene domandato:

Hai verificato differenze di scioltezza in gambe e schiena tra destra e sinistra? (Fig. 1)

Il 30,45% risponde in maniera marcata, il 63,48% sì e il 6,09% no (Grafico 3).

Per verificare la presenza/assenza di disfunzioni precedenti sarebbe stato necessario che la ginnasta venisse sottoposta a una valutazione funzionale; quindi viene formulata la domanda:

Hai mai fatto una visita da un professionista per valutare la funzione della tua schiena e del tuo bacino? (si intende che il professionista abbia eseguito dei test attivi-passivi)

Il 63,48 % risponde no.

DISCUSSIONE

Le ginnaste sottoposte al questionario sono agoniste provenienti da tutta Italia, il cui livello è vario e include atlete che hanno partecipato al Campionato di Serie D, C, B, A2, A1, alle competizioni individuali organizzate dalla Federazione quali il campionato di Specialità e di Categoria e alle competizioni di squadra del Campionato d’Insieme.

Alcune tra le ragazze prese in esame sono componenti del Team Italia e della Squadra Nazionale e quindi attive nel panorama internazionale.

Dall’analisi della disciplina, delle caratteristiche delle atlete che la praticano, nonchè per analogia con la letteratura riguardante altre discipline prese in esame, si può sostenere che, pur con un’eziopatogenesi verosimilmente multifattoriale, ad alcuni fattori causali si possa ascrivere un particolare peso patogenetico:

  1. l’esecuzione reiterata di movimenti estensori rachidei;
  2. l’asimmetria delle esecuzioni tecniche proprie della disciplina (Fig. 1);
  3. articolo-testol’uso asimmetrico degli arti inferiori da parte delle ginnaste;
  4. articolo-testol’età media delle atlete;
  5. articolo-testol’improvviso aumento di densità (frequenza) e/o intensità di allenamento;
  6. articolo-testola mancanza o l’inadeguatezza della valutazione funzionale.

Altri fattori emergono quali concause patogenetiche dai risultati della parte sperimentale di questo lavoro:

  1. articolo-testostile di vita dell’atleta erroneo;
  2. articolo-testorapporto carico/capacità di carico alterato;
  3. articolo-testotecnica scorretta di allenamento.

Per raggiungere lo scopo di questo lavoro è quindi necessario analizzare la possibile efficacia di interventi atti a ridurre l’impatto di ciascuno di tali fattori.

1,2,3 – I fattori nominati sono da classificarsi, secondo il modello BPS, intrinseci; pertanto, dal punto di vista di un possibile intervento profilattico non lasciano grande spazio di manovra. Parzialmente modificabile, ossia compensabile mediante opportune modifiche dell’allenamento, è da considerarsi l’asimmetria del gesto atletico.

4 – L’età media delle atlete si colloca fra i fattori intrinseci puri: i risultati della parte sperimentale confermano che le ginnaste di ritmica sono effettivamente atlete molto giovani e questo è senz’altro un dato importante dato che il picco di crescita (che nel sesso femminile si colloca nelle prime fasi dello sviluppo puberale,
12 anni circa) influisce significativamente sull’incidenza del disturbo.

5 – L’improvviso aumento di densità (frequenza) e/o intensità di allenamento, è strettamente collegato ai periodi in cui vengono a concentrarsi le competizioni.

6 – La mancanza o l’inadeguatezza della valutazione funzionale.

Si può ipotizzare, dall’analisi dei risultati, che non sia buona abitudine sottoporre l’atleta a un’analisi delle sue capacità fisiche e neuromuscolari. L’importanza che viene attribuita alla valutazione in campo riabilitativo può essere trasferita qui in ambito profilattico mantenendo gli obiettivi originari:

  • studiare l’effetto di un programma di allenamento;
  • identificare i punti deboli/forti di un atleta;
  • dare agli atleti riscontri obiettivi;
  • rendere consapevoli gli atleti degli obiettivi dell’allenamento;
  • valutare se un atleta è pronto per una competizione;
  • pianificare i programmi d’allenamento.

I restanti fattori di rischio (7,8,9), emersi grazie al questionario, sono da classificarsi come estrinseci.

Su di essi la ricerca bibliografica non ha fornito alcun dato; tuttavia si ritiene di grande importanza un intervento a questi livelli, proprio a causa della loro modificabilità.

7 – Lo stile di vita delle atlete costituisce una questione non trascurabile. È emerso che il movimento al di fuori dell’allenamento in palestra è scarso, inferiore a 3 ore giornaliere. Le ore trascorse in posizione seduta sono molte: per motivi di studio, ma non solo, viene mantenuta una posizione scorretta (pc, videogiochi). L’affermarsi del digitale ha modificato di molto il tempo libero tipico nella fascia d’età prepuberale: le corse in cortile, le gite in bicicletta sono diventate attività sporadiche. Questo comporta un’insufficiente acquisizione di capacità di carico generale, quando all’atleta è necessaria una capacità locale ottimale durante il gesto sportivo. L’adeguata capacità generale determina la possibilità per la ginnasta di sopportare intensità e densità di allenamenti, in grado, a loro volta, di determinare un’ adeguata capacità locale. In altre parole alle giovanissime atlete si richiedono capacità di carico locali molto elevate, il cui raggiungimento è difficile in assenza di capacità di carico generali adeguate.

8 – Come avviene per altre discipline, spesso il livello di sopportazione del carico locale proprio di una struttura viene superato a causa della ripetitività intensa del gesto. Nel particolare della ginnastica ritmica bisogna riportare che le ore che queste ragazze trascorrono in palestra sono molte: il 68% delle atlete esaminate si allena più di 15 ore settimanali, cui va aggiunto l’impegno riservato alla competizione. Emerge un tempo di recupero scarso, per non dire nullo. Ciò sembra essere la causa di squilibri generali e distrettuali, con esiti che possono variare dalla disfunzione, più o meno grave, all’infortunio vero e proprio.

9 – Per quanto riguarda la tecnica di allenamento sembrerebbe verificarsi, a livello generale, una mancanza di allenamento multilaterale. Nonostante la fase di riscaldamento prenda in considerazione tutto l’organismo, senza distinzioni di lato, l’esercizio di gara prevede un lavoro monolaterale notevole. Ciò provoca, a fronte di ingenti carichi di lavoro tecnico ripetitivo, come già detto, squilibri locali, che rendono le risposte dell’organismo potenzialmente asimmetriche. Il fatto che venga riportata un’insufficiente presenza di esercizi non tecnici e specifici all’interno di una sessione di allenamento va in contrapposizione con quanto detto circa l’importanza di esercizi generali.

Sostanzialmente l’analisi dell’allenamento evidenzierebbe un lavoro specifico eccessivo rispetto a un lavoro generico, invece efficace e soprattutto funzionale.

I fattori 7-8-9, in quanto estrinseci, sono modificabili: agendo su di essi, col supporto di una valutazione funzionale, si influisce positivamente sul profilo prognostico di salute PHP1, che per l’atleta è intimamente connesso al suo piano di carriera.

CONCLUSIONI

Le indicazioni ricavabili dalla letteratura conducono a elementi insufficienti per prevenire i disturbi assiali nelle ginnaste ritmiche, fatta salva l’indicazione di una probabile ipotesi multifattoriale.

L’analisi dei risultati del questionario induce ad adottare il monitoraggio individuale della vita quotidiana delle atlete quale sistema di verifica della relazione esistente fra ore di sedentarietà, asimmetria dell’allenamento, predominanza di esercizi tecnici su esercizi aspecifici e presenza di disturbi muscoloscheletrici assiali.

La periodica valutazione funzionale delle atlete sembrerebbe costituire una buona pratica da parte delle società sportive; quanto più possibile standardizzata e quindi affidabile, la valutazione dovrebbe riguardare dettagliatamente le capacità fisiche e neuromuscolari delle ginnaste: stabilità, mobilità e controllo motorio.

Grazie ai risultati riportati dalla valutazione, sarebbe efficace individualizzare, secondo i bisogni di ciascuna delle atlete, almeno una parte dell’allenamento. Quest’ultimo, nello specifico, dovrebbe comprendere parti di lavoro meno tecnico e più generale. In particolare, un allenamento fisico generale deve riferirsi a un corretto uso delle catene cinetiche, alla ricerca della corretta sequenza temporale del movimento e della tridimensionalità del gesto; tutto ciò trovandosi in accordo con le caratteristiche anatomiche e antropometriche del soggetto, nel rispetto della multiplanarità articolare, ai fini di evitare sovraccarichi distrettuali e rendendo il movimento funzionale.

Con l’obiettivo di far conoscere i risultati di questo lavoro nelle sedi opportune, si è avviato un progetto attraverso la Scuola dello Sport del Coni della Liguria, affinché diffonda alcune indicazioni di buona pratica nelle società sportive.

Le ginnaste dovrebbero essere costantemente monitorate anche relativamente al loro stile di vita in modo da evitare prolungati periodi di sedentarietà, interrotti da intensa attività fisica specifica.

BIBLIOGRAFIA

  1. Young WK, D’Hemecourt PA. Back pian in adolescent athletes. Phys Sportsmed 2011.
  2. Haus BM, Micheli LJ. Back pian in the pediatric and adolescent athlete. Clin Sports Med 2012.
  3. articolo-testoDanowski RG, Chanussot JC. Traumatologie du sport. 2000.
  4. articolo-testoRenkawitz T, Boluki D, Grifka J. The association of low back pain, neuromuscular imbalance, and trunk extension stregth, in athletes. Spine J 2006.
  5. articolo-testoWeber MD, Woodall WR. Spondylogenic disorders in gymnasts. J Orthop Sports Phys Ther 1991. m

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