Le logiche degli atteggiamenti posturali: valutazione causa-effetto e leggi della postura

ANDREA BUSSANDRI
Fisioterapista con formazione in Terapia manuale osteopatica c/o IITM (Istituto Italiano Terapia Manuale), Milano
info@andreabussandri.it

Nel corso della vita professionale fisioterapica si ha l’occasione di incontrare e valutare diversi pazienti che, in conseguenza del proprio vissuto, assumono atteggiamenti posturali specifici. In questo breve articolo, si cercherà di fornire dei principi di ragionamento con cui osservare tali pazienti alla luce dei rapporti causa-effetto degli atteggiamenti posturali e considerando le caratteristiche autorigenerative e autoriparative del corpo. Forniremo alcuni elementi che giustificano un cambio di prospettiva nella gestione del paziente con disfunzioni posturali.

TRATTAMENTO DEL SINTOMO

Diversi pazienti, a un certo punto della loro vita, si ritrovano con atteggiamenti posturali che provocano dolore o semplicemente generano una limitazione di mobilità.

Nel momento in cui questi pazienti decidono di rivolgersi al fisioterapista, ricercano espressamente un intervento che possa curare i sintomi correlati alla disfunzione posturale e non la disfunzione stessa o i fattori che la stanno producendo.

Questo tipo di atteggiamento trova fondamento in una forma mentis rivolta a una logica “sintomo-soluzione”. Il paziente non ha elementi di ragionamento clinico e darà maggiore risalto alla situazione del presente, in quanto tenderà a dimenticare e a non correlare al proprio stato di salute situazioni pregresse, che molto spesso sono invece la causa del problema.

REGOLAZIONE DELLA POSTURA

Ma cosa regola la postura ? Quali sono i meccanismi che determinano un atteggiamento posturale? Che convenienza ha il corpo ad organizzarsi e posizionarsi in un certo modo ?

Innanzitutto la postura, o meglio, l’atteggiamento posturale, è l’espressione della migliore integrazione possibile tra le funzioni psichiche, biochimiche e somato-sensoriali di un individuo, che si traduce, nei tre piani dello spazio, in una posizione corporea che può essere fisiologica (espressione di benessere) o patologica (espressione di malessere).

Sistema tonico posturale
La postura è regolata da un sistema cerebrale importante che viene denominato sistema tonico posturale (STP). Questo sistema integra le informazioni derivanti da un complesso sistema di recettori situati nel corpo (esterocettori cutanei, propriocettori, vestibolari, visivi, uditivi) e riproduce delle risposte motorie specifiche, volontarie o involontarie, consce o inconsce, in riferimento alle informazioni ottenute.

Il nostro corpo quindi non si atteggia in modalità randomizzata, ma utilizza costantemente un processo di integrazione delle informazioni provenienti dall’esterno o dall’interno (input) per produrre risposte motorie specifiche con un determinato scopo (output).

Principi del sistema tonico posturale
Il sistema posturale si basa su regole molto semplici e segue una logica ben precisa per poter organizzare il corpo nello spazio.

Legge del non dolore
Il primo criterio utilizzato dal STP sarà di organizzare il nostro sistema in modo tale da evitare qualsiasi sintomatologia dolorosa, seguirà quindi “la legge del non dolore”.

In conseguenza di un trauma, il STP recepisce lo stimolo doloroso attraverso gli algorecettori presenti nel nostro corpo e invia le informazioni ai centri superiori (nuclei vestibolari, cervelletto, formazione reticolare e corteccia cerebrale) che integrano le informazioni e producono una risposta motoria (regolazione del tono muscolare). Il STP gestisce le informazioni e strategicamente imposta un assetto posturale del corpo tale che lo stimolo doloroso possa essere attenuato.

Un esempio in questo senso può essere un atteggiamento in flessione antero-laterale destra del tronco in conseguenza di un intervento di colecistectomia.

Il STP, attraverso gli algocettori e i meccanocettori cutanei, riceve un’informazione dai tessuti fasciali cutanei e viscerali profondi che sono stati traumatizzati.

La risposta posturale prodotta sarà quella di attivare la muscolatura antero-flessoria e latero-flessoria del tronco, facendo sì che il tronco stesso si atteggi in una posizione di chiusura antero-laterale al fine di non provocare “dolore” in futuro, conseguente allo stiramento dei tessuti coinvolti precedentemente al trauma.

Per ovviare alla sintomatologia dolorosa verrà strategicamente utilizza una postura antalgica di compenso.

Ergonomia
Il secondo criterio che il STP seguirà sarà quello di adottare un assetto posturale ideale dal punto di vista del comfort, la legge della “ergonomia”.

La postura antalgica di compenso adottata rispetterà la prima legge e contemporaneamente anche la seconda; infatti l’atteggiamento antalgico sarà il più confortevole possibile, nel rispetto dell’equilibrio anatomo-fisiologico corporeo, in modo tale da non determinare lo scatenarsi della sintomatologia dolorosa.

Risparmio energetico
Il terzo criterio che il STP seguirà sarà quello di adottare strategie posturali di risparmio energetic, la legge del “risparmio energetico”.

La postura antalgica di compenso, strategicamente ideata, porterà a una riduzione dell’ampiezza di movimento del tronco e a una riduzione di ampiezza della fase inspiratoria, sia per quanto riguarda l’attivazione del diaframma che per l’espansione della gabbia toracica, determinando quindi un minor dispendio energetico.

Il paziente avrà quindi adottato un nuovo atteggiamento posturale asintomatico che sarà mantenuto dal STP e che risulterà essere compensativo rispetto alla problematica causativa, rientrando nella logica della causa-effetto.

È fondamentale capire come il sistema ricerchi sempre la strategia posturale migliore per poter mantenere un equilibrio in ogni situazione, che sia essa una situazione di crisi o di benessere.

QUALE APPROCCIO CLINICO ALLA POSTURA?

Ma quale deve essere l’approccio valutativo terapeutico alla luce di queste considerazioni?

Alla luce delle considerazioni fatte, assume rilevanza la storia del paziente, che deve essere messa in primo piano quando si vuole procedere con una valutazione posturale adeguata.

Il paziente porta con sé un bagaglio importante di esperienze fisiche ed emozionali che ne determinano la sua storia e la postura è organizzata ad immagine e somiglianza rispetto ad essa.

Nella postura troviamo scritta la storia vissuta dal paziente.

Il corpo si organizza nello spazio attraverso strategie compensative antalgiche rispetto ai traumi passati, meccanici ed emotivi, che hanno creato una situazione di disagio o dolore e l’indagine cronologica degli eventi traumatici del paziente avrà primaria importanza. Successivamente sarà fondamentale mettere in relazione i dati raccolti dal paziente e l’atteggiamento posturale osservato.

Spesso sarà possibile risalire a un trauma vissuto dal paziente attraverso l’osservazione della postura, dimostrando ancora una volta come siano estremamente collegati tra loro i due aspetti.

STRATEGIE TERAPEUTICHE, IL TRATTAMENTO DELLE CAUSE

Successivamente alla raccolta dati, alla valutazione posturale e all’esame obiettivo del paziente, sarà possibile identificare l’eventuale causa che possa aver determinato l’alterazione posturale per la quale il paziente si è rivolto a noi.

Il compito del terapista sarà quello di agire sulle strutture che sono state coinvolte nel trauma che ha portato il STP all’utilizzo della strategia antalgica di compenso.

Questo consentirà un riequilibrio della mobilità tessutale della struttura, in modo che il STP possa ricevere e integrare le nuove informazioni recettoriali ed effettuare un reset della strategia antalgica di compenso a favore di un nuovo equilibrio posturale.

In conclusione, il terapista ha la possibilità e la responsabilità di condurre il paziente in un percorso terapeutico importante, in cui storia e postura del soggetto hanno un legame inscindibile.

La postura si organizzerà in relazione al vissuto del paziente e con uno scopo preciso in previsione di situazioni future e il terapista dovrà valutare entrambi gli aspetti, scoprire e resettare il meccanismo di causa-effetto che ha portato all’alterazione posturale specifica.

CONCLUSIONI

Alla base di questa concezione vi è l’idea che il corpo sia un sistema plastico in grado di adattarsi alle diverse condizioni, un sistema autoriparativo e autorigenerativo che ha la capacità di modificare il proprio assetto a seconda dello stimolo ricevuto. Pertanto considerare e accettare la nostra postura come “non-modificabile”, se non con un intervento esterno che dia sostegno, risulta errato.

In un epoca in cui è diventata preponderante la settorializzazione in ambito medico diventa importante tornare a concepire il corpo nella sua globalità, considerando le logiche alla base del meccanismo di causa-effetto e delle strategie posturali con il quale il nostro corpo tende al benessere e alla autoguarigione.

Attraverso questa visione sarà possibile capire il “perché” di un atteggiamento posturale o dell’insorgenza di un dolore e di conseguenza agire sulla causa reale e non più sul sintomo, dando la possibilità al nostro sistema di autoregolarsi ed evitare soluzioni
esterne.

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